84.000.000 di pagine (ottantaquattromilioni!) parlano di
"Steve Jobs genius" (in 0,09 secondi,
Google ci traferisce questo risultato). E' il 6.10.11, la rete viene
travolta da una quantità inimmaginabile di messaggi sulla
scomparsa del creatore di Apple.
Non si era mai vista una folla del genere recarsi negli Apple
store, lasciare biglietti, fiori, piangere per una persona che mai
nella vita avrebbero potuto incontrare, milioni di profili FB
riportano come immagine la mela di Steve Jobs, il messaggio di Steve Jobs raggiunge ogni
parte della terra.
Indiscutibilmente un genio del suo tempo, a cominciare dalla
scelta della mela, simbolo di NY, simbolo americano per eccellenza,
per giungere a tutte legeniali
invenzioni che hanno cambiato il nostro modo di
vivere, di comunicare, di fermare istanti della nostra vita, di
ascoltare musica e persino di lavorare.
"Stay hungry, stay foolish", siate
affamati, siate folli: è questo desiderio inarrestabile che spinge
alcuni individui a fare, solo alcuni, perché i più
preferiscono criticare chi segue la propria idea…Il genio è
impegno, convinzione, fiducia, libertà e sofferenza, talvolta
isolamento.
Una sera rivolgendomi alla mia compagna dissi: «il bicchiere non
è mai nè vuoto nè mezzo pieno, è sempre e
solamente pieno. Pieno essendovi dentro una materia» non
desideravo scomodare Pitagora, cosa peraltro già fatta più volte
con i miei destrutturati, ma non esiste il mezzo pieno figuriamoci
il vuoto! È proprio l'idea che la realtà sia positiva, ed è
questo che guida questi folli visionari.
"Siate folli" non è forse come "memento auder
semper" (Gabriele d'Annunzio 1863-1938) , o come "Le
idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida,
visionaria follia" di Erasmo da Rotterdam (1466/1469 -
1536)?.
Ma cosa sono in fondo le visioni folli se non una
prospettiva? Sono idee in cui credere,
crederci al punto di trasformarle in realtà! Sono le visioni di cui
anche i nostri grandi imprenditori, uomini dello scorso secolo,
Ferrero, Barilla, Ferrari, sono stati impregnati nel più profondo
dei sentimenti, sono le prospettive che oggi non vedo più nei
nostri ragazzi, sempre più senza ideali e inebriati dagli status
simbol.
Forse vi starete chiedendo come tutto questo possa avere a che
fare con l'arte, perché Stravinsky,
Einstein o Picasso non hanno
conquistato, in forza del loro genio, il diritto all'eccentricità,
all'idiosincrasia, alla caparbietà, al contrario è stata la
decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro
il coraggio di tentare nuove vie. E l'arte cos'è se non
tentare nuove vie? Fino al punto di esasperarle provocando? L'arte
è libertà interiore, e questo è quello che spesso nelle accademie
non viene trasmesso.
La mattina del 7 ottobre mentre varcavo il portale del maestoso
palazzo sede dell'accademia d'arte di San Pietroburgo, pensavo a
come un uomo di potere abbia visto in una zona paludosa la
possibilità di creare una delle più belle città del mondo, e di
come abbia fortemente e inflessibilmente voluto ciò!
Così rivolgendomi ai ragazzi del primo anno
dell'accademia d'arte di San Pietroburgo sono voluto partire dalla
grandezza del pensiero di Pietro il Grande, grandezza
nella quale ancora oggi possiamo trarre un messaggio, e di
come il loro pensiero deve seguire il cuore, di come
attraverso l'arte abbiano la fortuna di liberare una visione, di
come sono sempre stato convinto che il mondo appartenga
veramente a chi crede nella bellezza dei propri sogni, per
dire «ragazzi svegliatevi e tornate a sognare, a fare, non smettete
mai! Mai!»
Come disse Lucio Anneo Seneca: "Sicuri dunque e a testa
alta, in qualsiasi luogo ci toccherà di andare, avviamoci con passo
intrepido, misuriamo ogni angolo di terra, quale esso
sia" (Corduba, 4 a.C. - Roma, 65)
In foto We lost a genius di Alessandro Gedda