Alessandro Gedda:
«L'arte è libertà interiore»

11 ottobre 2011 
<p>Alessandro Gedda:<br />
 «L'arte è libertà interiore»</p>

84.000.000 di pagine (ottantaquattromilioni!) parlano di "Steve Jobs genius" (in 0,09 secondi, Google ci traferisce questo risultato). E' il 6.10.11, la rete viene travolta da una quantità inimmaginabile di messaggi sulla scomparsa del creatore di Apple.

Non si era mai vista una folla del genere recarsi negli Apple store, lasciare biglietti, fiori, piangere per una persona che mai nella vita avrebbero potuto incontrare, milioni di profili FB riportano come immagine la mela di Steve Jobs, il messaggio di Steve Jobs raggiunge ogni parte della terra.

Indiscutibilmente un genio del suo tempo, a cominciare dalla scelta della mela, simbolo di NY, simbolo americano per eccellenza, per giungere a tutte legeniali invenzioni che hanno cambiato il nostro modo di vivere, di comunicare, di fermare istanti della nostra vita, di ascoltare musica e persino di lavorare.

"Stay hungry, stay foolish", siate affamati, siate folli: è questo desiderio inarrestabile che spinge alcuni individui a fare, solo alcuni,  perché i più preferiscono criticare chi segue la propria idea…Il genio è impegno, convinzione, fiducia, libertà e sofferenza, talvolta isolamento.

Una sera rivolgendomi alla mia compagna dissi: «il bicchiere non è mai nè vuoto nè mezzo pieno, è sempre e solamente pieno. Pieno essendovi dentro una materia» non desideravo scomodare Pitagora, cosa peraltro già fatta più volte con i miei destrutturati, ma non esiste il mezzo pieno figuriamoci il vuoto! È proprio l'idea che la realtà sia positiva, ed è questo che guida questi folli visionari.

"Siate folli" non è forse come "memento auder semper" (Gabriele d'Annunzio 1863-1938) ,  o come "Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia" di  Erasmo da Rotterdam (1466/1469 - 1536)?.

Ma cosa sono in fondo le visioni folli se non una prospettiva? Sono idee in cui credere, crederci al punto di trasformarle in realtà! Sono le visioni di cui anche i nostri grandi imprenditori, uomini dello scorso secolo, Ferrero, Barilla, Ferrari, sono stati impregnati nel più profondo dei sentimenti, sono le prospettive che oggi non vedo più nei nostri ragazzi, sempre più senza ideali e inebriati dagli status simbol.

Forse vi starete chiedendo come tutto questo possa avere a che fare con l'arte, perché Stravinsky, Einstein o Picasso non hanno conquistato, in forza del loro genio, il diritto all'eccentricità, all'idiosincrasia, alla caparbietà, al contrario è stata la decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro il coraggio di tentare nuove vie. E l'arte cos'è se non tentare nuove vie? Fino al punto di esasperarle provocando? L'arte è libertà interiore, e questo è quello che spesso nelle accademie non viene trasmesso.

La mattina del 7 ottobre mentre varcavo il portale del maestoso palazzo sede dell'accademia d'arte di San Pietroburgo, pensavo a come un uomo di potere abbia visto in una zona paludosa la possibilità di creare una delle più belle città del mondo, e di come abbia fortemente e inflessibilmente voluto ciò!

Così rivolgendomi ai ragazzi del primo anno dell'accademia d'arte di San Pietroburgo sono voluto partire dalla grandezza del pensiero di Pietro il Grande, grandezza nella quale ancora oggi possiamo trarre un messaggio, e di come il loro pensiero deve seguire il cuore, di come attraverso l'arte abbiano la fortuna di liberare una visione, di come sono sempre stato convinto che il mondo appartenga  veramente a chi crede nella bellezza dei propri sogni, per dire «ragazzi svegliatevi e tornate a sognare, a fare, non smettete mai! Mai!»

Come disse Lucio Anneo Seneca: "Sicuri dunque e a testa alta, in qualsiasi luogo ci toccherà di andare, avviamoci con passo intrepido, misuriamo ogni angolo di terra, quale esso sia"  (Corduba, 4 a.C. - Roma, 65)

 

In foto We lost a genius di Alessandro Gedda

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