I segreti di Ducasse svelati a 15 immigrate

17 febbraio 2011 
<p>I segreti di Ducasse svelati a 15 immigrate</p>
PHOTO GETTY IMAGES

È uno dei più grandi chef del mondo, uno talmente bravo da collaborare con l'Agenzia Spaziale Europea per lo sviluppo dei più prelibati cibi per astronauti. Ma Alain Ducasse stavolta ha accettato una sfida davvero "spaziale": insegnare i segreti dell'alta cucina a 15 immigrate delle banlieue.

Il corso di cucina per professionisti comprende un'esperienza di lavoro in uno dei suoi ristoranti e un posto di lavoro garantito per coloro che otterranno il diploma. Tutte le allieve cuoche sono di Sarcelles e sono nate fuori dalla Francia oppure sono immigrate di prima generazione. La maggior parte di loro ha passione per la cucina, ma conosce poco quella francese, essendo abituata per lo più alle tradizioni culinarie dell'Africa del Nord. Una giovane donna malese, hanno raccontato i suoi amici, ha addirittura urlato quando ha visto un'aragosta ancora viva. Ducasse racconta che le donne "imparano a tagliare, condire, cuocere, restringere, assaggiare" e precisa che "la maestria in cucina è esperienza".

Nel suo ristorante a ogni allieva viene assegnato un "tutor" incaricato di aiutarla. Lynda Kabchou, 34 anni, nata in Algeria e madre di tre figli, spiega: "Se preparo una portata per la prima volta seguo la ricetta alla lettera. Alla terza volta sono in grado di cucinarla senza consultarla". Questa esperienza le piace, anche se per seguire il corso è costretta ad assentarsi da casa 12 ore al giorno e a spostarsi fino al centro di Parigi, dove lavora nel lussuoso ristorante Plaza Athenée, di proprietà di Ducasse. "Avere un posto di lavoro al Plaza non è da tutti" dice, fiera di far parte delle 80 persone che lavorano "in bianco", col grembiule che riporta le loro iniziali, nella cucina insignita di 3 stelle Michelin.

Nel 2008 il cuoco e imprenditore francese ha ricevuto la cittadinanza del principato di Monaco, rinunciando contestualmente a quella francese. Che l'idea di organizzare questo corso sia un po' anche un modo per farsi perdonare la "fuga" dal suo amato Paese d'origine?

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