Karen Casagrande, il miglior
sommelier è donna

23 maggio 2011 
<p>Karen Casagrande, il miglior<br />
 sommelier è donna</p>

Nel 2010 è stata eletta "sommelier dell'anno" ed è anche una delle più giovani donne del settore. La sua è una vera e propria passione per il vino che ha ereditato dal padre e dal nonno. Veneta di nascita, Karen Casagrande, a soli 24 anni, vive la sua professione con un' anima tutta femminile che le permette di coinvolgere emozionalmente i propri clienti. E, a proposito del linguaggio usato per descrivere il gusto di una bottiglia, ha qualcosa di interessante da suggerirci.

Com'è cambiato nel tempo l'approccio delle donne verso il vino?

«Oggi c' è sicuramente molto più interesse rispetto al passato. Anche nei corsi per sommelier, da sempre una roccaforte maschile, si trovano tante donne. Il nostro approccio è più emozionale e meno tecnico, con un tocco più coinvolgente e maggiore attenzione per il dettaglio. C'è un forte desiderio di innovazione, anche a livello imprenditoriale, penso ad esempio all'enoturismo e all'apertura delle cantine, iniziative totalmente femminili».

In che cosa si distinguono dagli uomini?
«Direi nella creatività e nella passione, in cui, devo ammettere, abbiamo una marcia in più. Penso ad esempio a tante cantine tutte al femminile, dove gruppi di sole donne, fra cui molte enologhe, producono vini di ottima qualità, che non hanno nulla da invidiare a quelli prodotti da uomini».

Che cosa hanno in più le donne?
«Il gusto. Il senso femminile è molto più sofisticato rispetto a quello maschile, che molto spesso, non coglie determinate sfumature di un aroma. Credo che questa sia una caratteristica che ci avvantaggia molto in questa professione».

Come mai ha scelto questo mestiere?
«Amo il vino da sempre: la mia regione, il Veneto, naturalmente ricca, mi ha avvicinato ancora di più alla degustazione. Il bicchiere di vino a tavola, il giorno di festa, era una tradizione di famiglia, tramandata da mio nonno e mio padre. Anche per questo ho scelto questa professione».

Come si diventa sommelier?
«Per diventare sommelier si possono frequentare le scuole del Fisar, che hanno una sede in quasi tutte le regioni italiane, a cui possono accedere uomini e donne che lo desiderano senza limiti di età. Si segue un corso di un anno e mezzo e, una volta passato l'esame finale, si è enologo a tutti gli effetti. Da quel momento si può iniziare a praticare la professione».

Qual è, secondo lei, il motivo del suo successo?
«Innanzitutto la passione per il mio lavoro, che riesce a far arrivare agli altri l'anima del vino, poi forse la naturalezza e l'eleganza. E anche un linguaggio semplice. Me lo lasci dire, spesso il gusto o l'aroma sono descritti con termini e paragoni troppo difficili, che non fanno altro che allontanare le persone dalla degustazione: perché parlare di sentore di fiori di biancospino, quando è difficile ricordarsene il profumo?».

Chi meglio di lei ci può dire come si fa a riconoscere un vino buono?
«Definire "buono" un vino è un po' complicato perché quello che si deve innanzitutto giudicare è che non abbia difetti, cioè sappia di tappo o abbia acquisito un po' di acidità. Il termine esatto per definirlo è equilibrato, ma anche piacevole ed elegante rendono bene l'idea. Quando tutti gli elementi, alcolicità, acidità, zuccheri e astringenza si sommano e si annullano a vicenda, allora si può parlare di armonia. Non si deve dimenticare che un vino non si deve quasi mai gustare da solo, ma accompagnato agli alimenti, il loro legame è imprescindibile e può capitare che uno non perfetto si sposi benissimo con certe pietanze e ne sia esaltato. Poi c'è anche la variabile della temperatura durante la degustazione: anche il migliore, bevuto a un'errata condizione termica, può risultare sgradevole».

Qual è il suo vino preferito?
«Amo molto i vini della mia terra: i Bianchi del Collio, il Sauvignon, il Tocai e lo Chardonnay. Ma anche un Manzoni bianco, poco conosciuto e nato nella scuola enologica della mia zona, chiamato così dal cognome del suo creatore. E' molto dolce e dal sapore di frutta, lo definirei un'espressione fruttata, si colgono sentori di pompelmo e di ananas ed è estremamente dissetante».

E quello della vita?
«Lo sto ancora cercando, ed è una ricerca che emoziona molto».

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