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A tavola con i futuristi

28 dicembre 2009

Cent'anni e non sentirli, nemmeno ora, in chiusura d'anno, quando si pensa solo al 2010 che verrà, soprattutto se è il Futurismo che arriva in tavola per un insolito cenone. Il Manifesto della cucina futurista, datato 20 gennaio 1931, anticipò molti dei più nuovi accostamenti culinari e delle tecniche della gastronomia moderna e stellata. Chiedete per esempio a un certo Adrian Ferrà…

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Ti va una polibibita?

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Niente cocktail, si dice polibibita. Va da sé che non si beve al bar, ma al quisibeve. I futuristi non si limitarono a ripensare la cucina nazionale, ma “tradussero” anche ogni termine straniero che gravitava in tavola e dintorni. Niente dessert, dunque, ma un bel peralzarsi; e niente picnic, ma un pranzoalsole in cui portarsi qualche traidue (sandwich) al sacco. Del resto, nemmeno la ricetta era più ricetta, ma una formula tutta da inventare. Volete provarne qualcuna? Il loro ricettario è stato ripubblicato di recente. F.T. Marinetti e Fillia: La cucina futurista (Ed. Marinotti 28 €)

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