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AAA eroine cercasi

11 febbraio 2011

Ci mancano un po', le eroine. Ci servono eroine, presenti e passate, donne a cui guardare per ricordarci che possiamo fare tutto quello che vogliamo, che non siamo costrette a passare per le tasche profonde di un uomo per sopravvivere, che non serve essere sante, martiri o prive del più elementare senso dell'umorismo per essere persone. Abbiamo chiesto a quattro scrittrici italiane un po' sopra e un po' sotto la trentina di indicarci due eroine, una del passato e una del presente. Alcune sono riuscite a sceglierne due, altre no, ma non ce la siamo sentita di lasciarne fuori nessuna. Ecco cosa ci hanno detto.

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Antonella Lattanzi

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Antonella Lattanzi è autrice di Devozione

Maria Maddalena.
Da quando ero piccola. Da quando mi ricordo. All’inizio per una sorta di fascino irresistibile nei confronti di una donna che mi sembrava coraggiosa, reietta, appassionata. Una donna che, subito, per associazione mentale, mi fa pensare a Dolores Ibárruri Gómez, la Pasionaria, e al suo «¡No pasarán!».

Magda Szabó. Da un paio d’anni. Per i suoi libri. Per "La porta". Per quello che c’è dentro i suoi libri, per la tessitura delle sue parole. Per quello che i suoi libri mi fanno.

Goliarda Sapienza. Per "L’arte della gioia". Per le sue parole. Per parole come queste: «“Perché non si può essere felici sempre? È  il destino dei Brandiforti, Modesta?” “Non è il destino. È  che tutti non fanno che cercare d'essere infelici in questa casa, o mi viene il sospetto che anche quando sono felici non lo vogliono riconoscere”». Perché L’arte della gioia, libro imperfetto, è stata un’epifania. Uno dei libri per i quali credo che la letteratura sia magica. La porta, L’arte della gioia: quando la letteratura mi fa sentire meno sola. Quando cambia, poco o tanto, ma davvero, la mia vita e le mie scelte.

La Maddalena, la Pasionaria, Magda Szabó, Goliarda Sapienza. E non perché sono donne. Ma perché sono persone. Cioè: ho sempre detestato la ghettizzazione, e ancor più l’autoghettizzazione. Gli scrittori donne, così come gli scrittori del Sud, o gli scrittori di rottura, o gli scrittori noir; i neri, gli omosessuali, i protestanti. Odio le etichette, perché ti stringono alla gola e non puoi più uscirne, perché ti proteggono, e io non voglio essere protetta. Dunque, non ho scelto queste tre persone perché sono donne, mi ispirerebbero anche fossero animali. Le ho scelte perché amo il coraggio, la forza, la determinazione. Amo quelli che si impegnano fino allo sfinimento per la propria vocazione. Amo il sudore, e l’umiltà, e la grandiosità di un risultato ottenuto con sforzo.

 

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