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Katia Ricciarelli in cinque click

19 agosto 2011

Dalla sua autobiografia Altro di me non saprei narrare (Aliberti Ed.) ecco cosa non sapevamo e abbiamo scoperto di lei

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Quando si dice “farsi da sola”

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Una stanza unica a Rovigo, dove viveva con la madre e le sorelle maggiori, i lavori in fabbrica, l’alluvione del Polesine che si porta via “tutto quello che non avevamo”. I sacrifici per ricominciare, per avere una stanza in più; e il suo desiderio, da allora, “di una casa bella e spaziosa”.

Il lavoro a 14 anni in fabbrica, poi  in Upim come commessa; intanto studiava al liceo e poi al conservatorio. «Tutto quello che ho me lo sono conquistata, senza farmi condizionare mai da nulla. Oggi sto bene, e non ho problemi economici. Ma se anche domani finisse tutto non avrei paura: saprei ricominciare.

Se mi guardo indietro so di avere avuto una vita meravigliosa”, e un’infanzia “profumata di cannella, come quella che ogni tanto metto ancora sugli gnocchi fatti a mano: una scorpacciata dolce, un viaggio nel tempo».

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