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Mal d'Aquila

13 ottobre 2011

A due anni dal terremoto del 6 aprile 2009, le donne dell'Aquila si raccontano. Dalla creazione, nell'ottobre del 2010, del Comitato Donne Terre-Mutate fino al progetto di una futura Casa delle Donne. Un coraggioso esempio di "cittadinanza attiva" nelle parole di Simona Giannangeli, Anna Tellini e Nadia Tarantini.

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Le donne Terre-Mutate

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Dopo il terremoto che, il 6 aprile 2009, violentò L'Aquila un gruppo di donne da sempre impegnate nella politica e nel sociale si danno appuntamento sulle panchine, per le strade e nelle tende per stringersi e reagire.

Nell’ottobre del 2010 nasce, così, il Comitato Terre-Mutate, un girotondo di donne che combattono contro la "normalizzazione" della tragedia che ha colpito il capoluogo abruzzese. L'obiettivo è riprendersi il senso e il diritto di cittadinanza tradito - secondo quanto affermano - dalla noncuranza e dalla fatale superficialità con la quale lo Stato ha trattato gli aquilani prima, durante e dopo il sisma.

Non vogliono essere "chiuse" nei numeri e nelle sigle che caratterizzano le new town, contestano i tempi e i modi con i quali viene portato avanti il processo di ricostruzione. Il 7 e 8 maggio 2011, allo slogan di "Ben vengano le donne a maggio. Mani-festiamo. Siamo tutte aquilane" hanno organizzato un incontro nazionale di donne al quale hanno risposto oltre 600 persone provenienti da tutta l'Italia.

Dopo due anni non hanno smesso di lottare ma, al contrario, nella convinzione che il centro storico (oggi blindato) debba essere restituito ai cittadini, hanno individuato un palazzo per far crescere le loro idee. Simbolicamente contraddistinta da un nastro viola e dall'immagine della cariatide, la statua sopravvissuta nell’atrio che si apre su Via Roma, la Casa delle Donne potrebbe diventare il centro permanente di questa "lotta" in rosa.

Foto Getty Images

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