Facebook sotto i 13 anni? Perché no (!)

26 maggio 2011 
<p>Facebook sotto i 13 anni? Perché no (!)</p>
PHOTO AP/LAPRESSE

Non è la prima uscita, se non fuori luogo, poco ponderata di Mark Zuckerberg, il 27enne che ha inventato Facebook. Ma è una di quelle che ha suscitato più perplessità. Il giovane informatico ha proposto di aprire indiscriminatamente le porte del suo social network da 600 milioni di utenti ai minori di 13 anni.

Salvo poi tornare sui suoi passi, mercoledì 25 maggio, durante e-G8, il forum di Parigi dedicato al web: «Potrebbe avere un senso pensarci, prima o poi. Ma non è una cosa su cui stiamo lavorando».

Prima di tutto, la regola che impone un limite d'età per la pubblicazione di dati online non è ovviamente sotto la giurisdizione di Zuckerberg, ma è una legge federale statunitense. Un po' come, per capirci, le norme nostrane sulla presenza dei minori in tv: sarebbe come se Milly Carlucci o Gerry Scotti si svegliassero una mattina e chiedessero a gran voce di poter far esibire i bambini nei loro programmi anche dopo la mezzanotte. Non lo fanno, non possono farlo e non è giusto che lo facciano. Anche se, tornando alle proposta del giovane informatico, la ritenessero un'idea utile ai fini dell'apprendimento.

In realtà, secondo un recente rapporto di Consumer Reports, sono 7,5 milioni i bambini sotto i 10 anni già iscritti a Facebook. Aggirare il divieto è effettivamente abbastanza semplice: basta mentire sull'età , ché nessuno sul Web ti chiede i documenti. Quindi (vi vedo fiondarvi al pc per controllare se il pargolo è iscritto), tanto vale abbattere il limite, e accettare le conseguenze del fatto che anche i più piccoli non vedono loro di commentare gli status degli amichetti e taggare le foto.

Ma immaginiamo che accada, caro Mark (ché di mettere al mondo figli tu, con tutti gli impegni che hai, probabilmente non ci stai ancora pensando). Immaginiamo che, per creare il proprio profilo, un bambino di nove anni non debba minimamente porsi il problema di consultare i genitori. E immaginiamo sempre lo stesso bambino alle prese con le impostazioni sulla privacy che nei mesi scorsi ti hanno fatto finire al centro di un altro fuoco incrociato di polemiche. Perché, Mark, tutelare il proprio profilo Facebook dalle incursioni degli sconosciuti, e dagli algoritmi dei motori di ricerca, è un operazione difficile anche per molti adulti.

Ma soprattutto: cosa accadrebbe dopo? I bambini avrebbero a disposizione un'area separata del sito? E chi controlla che altri adulti non si spaccino per preadolescenti per entrare in contatto con i piccoli internauti? I genitori, ovviamente. I genitori di 7,5 milioni di bambini. Che diventerebbero 10, 20, 30 milioni in uno schiocco di dita.

Fra la spesa, la pulizia della casa e i compiti toccherebbe quindi infilarci un'oretta al giorno per vigilare sulle richieste d'amicizia, le chat e la posta privata. Facebook non è Internet: è uno strumento di interazione e condivisione. E richiede consapevolezza nel gestire i rapporti e le informazioni. Caro Mark, un bambino lasciato a se stesso, per quanto sveglio, e per quanto il tuo sito possa diventare sicuro, non è in grado di farlo.

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alessia 62 mesi fa

io ho 21 anni con un fratello di 10, che per fortuna ancora non ha accesso libero al pc di casa.... E spero che si tenga lontano da questi social network,facebook in particolare, il più a lungo possibile.

becky 66 mesi fa

Sono completamente d'accordo. E credo che anche i 2famosi2 13 anni sino pochi. E non si tratta di chioccitudine genitoriale ma di consapevolezza.

tattica85 67 mesi fa

sono daccordo. sarebbe pericoloso. poi facebook a me personalmente m fa una tristezza infinita. non c sono e mai ci sarò. :)

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