Style.it incontra ogni settimana una mompreneur, una
mamma imprenditrice che ha preso in mano la propria vita dopo la
maternità e si è creata una nuova carriera. Dopo Letizia
di Bilinguismo per
gioco, Monica ed
Elaine di Mamma Fit, dopo Elena di Mamme in Radio, Patrizia di Mamma&Lavoro,
Emer e la sua
casa editrice per bambini e Serena con il suo blog, Kiersten Pilar Miller e
il suo The Milk Bar, ecco la storia di
Maria Luisa Sacchi, ingegnere di una
multinazionale che ha inventato la prima enciclopedia on
line dedicata alle mamme. Ecco la sua storia.
Non mi sono mai tirata indietro nella vita, a cominciare dagli
studi. Ho frequentato il Politecnico di Milano, dove mi sono
laureata in fretta in Ingegneria. Ho cominciato a lavorare
nell'azienda dove avevo fatto la tesi per l'università. Ero
ingegnere elettronico, un settore tecnico popolato perlopiù da
uomini: viaggiavo in mezza Europa e lavoravo
tantissimo. Come spesso accade, tanta dedizione
non era ripagata con altrettanti riconoscimenti.
La frattura con l'azienda è cominciata durante la prima
gravidanza: dopo 8 anni di lavoro indefesso, ho cominciato
a dire dei no. Non volevo saltare su un aereo una volta
alla settimana, non me la sentivo di tenere il ritmo di prima. Ho
chiesto di rallentare un po', solo per i mesi della gravidanza, per
tutelare la mia salute e quella del mio bambino. Non sono una che
sta con le mani in mano e durante il congedo di maternità
mi sono iscritta ad un Mba, sì, proprio il
micidiale master che richiede un lavoro di studio e approfondimento
(e lezioni da seguire) molto duro. È stato difficile gestire le
prime ansie da mamma e la mole di impegno che la frequenza del
Master prevedeva, ma ho tenuto duro: volevo crescere ancora in
azienda, e mi sembrava un investimento ambizioso. Non lo fu:
l'azienda mi bollò come ambiziosa e mi ostacolò, una volta
rientrata dopo la maternità, nel concedermi i congedi di studio cui
avevo diritto per legge.
Ho capito che qualcosa si stava incrinando per sempre, e ho
cominciato a riflettere su che cosa volevo fare "da grande". La
goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il
trasferimento in un'altra sede, molto più lontana della
precedente. E la voglia di stare con mio figlio (unito al progetto
di farne un secondo, come presto è avvenuto) cresceva sempre di
più. Ho deciso di mettere in pratica ciò che avevo imparato all'Mba
e trasformarmi in "imprenditrice di me
stessa".
Con una scelta molto sofferta (ma meditata, anche col supporto di
mio marito), ho lasciato il lavoro da impiegata e lanciato vari
progetti nella Rete. Insieme all'amica Anna
Casali, ho ideato WhyMum,
prima enciclopedia on line dedicata alle mamme. È
una community che risponde alle svariate esigenze
delle neomamme, offrendo consigli on line di
esperti (pediatra, ostetrica, psicologo, infermiera
puericultrice e altro ancora) ma soprattutto i consigli
delle "mamme più esperte". Un botta-risposta tra mamme,
con sfoghi e richieste d'aiuto, che coinvolge
oltre un migliaio di utenti registrate.
Non solo: sfruttando le competenze del marketing, settore di cui
mi impegnavo in azienda negli ultimi anni, ho ideato due
siti di e-commerce per giocattoli speciali per bambini, Bicisenzapedali.it e Bimboband.com,
specializzati nella vendita rispettivamente di biciclette e
strumenti musicali per bambini.
Al mattino lavoro, il pomeriggio mi dedico ai bambini. Facile?
Niente affatto. Non esiste più lo stipendio sicuro e non sempre è
facile incastrare tutto, ma è una sfida che affronto col sorriso
sulle labbra.
E tu che ne pensi? Credi che il maschilismo di molte
aziende sia la causa della rinuncia al lavoro di molte mamme? Pensi
che mettersi in propria sia la soluzione giusta per conciliare vita
e lavoro?
(Testo raccolto da Francesca Amé, 8.continua)