Se figli e lavoro non vanno d'accordo

24 giugno 2011 
<p>Se figli e lavoro non vanno d'accordo</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Oggi diamo i numeri, e vi avviso: non sono buoni. Stiamo parlando ancora una volta di conciliazione vita-lavoro, un tema hot. Perché è vero, Style.it ha scelto di raccontare le mamme che hanno trovato l'energia e lo slancio per lasciare il posto fisso e rimettersi in gioco (le storie delle "nostre" mompreneur le trovate in questa rubrica), ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a uno scenario devastante.

I numeri, dicevamo. I disoccupati adulti (35-44enni) sono in aumento, hanno sforato ormai soglia 512mila; nel Sud 4 persone su 10 sono a casa, e persino le aziende interinali trascurano i 30-40 enni (cui vanno solo il 15% del totale dei contratti a termine siglati). Lo afferma una corposa (drammatica, direi) inchiesta di Repubblica.

Che cosa c'entra tutto questo con le mamme? C'entra eccome. Se è vero che ormai l'età media delle primipare (termine odioso, ma comodo) si aggira sui 32 anni, capite bene che una donna che, in seguito alla maternità, perda il lavoro (contratto a termine, "ristrutturazione aziendale", mobbing: ce n'è per tutti) o decida di prendersi una pausa lavorativa oggi è spacciata.


Lo conferma, purtroppo, anche un recente sondaggio di InfoJobs, società di recruiting on line. Il 34.5% degli intervistati dichiara di aver rinunciato (o che la propria moglie/compagna ha rinunciato) al lavoro per rimanere a casa a badare alla famiglia. Già questo, di per sé, è un dato agghiacciante: significa che una buona fetta di occupazione femminile è persa per sempre (stando ai dati dell'inchiesta di Repubblica, chi assumerebbe, magari dopo qualche anno di inattività, una mamma ultra 40enne?).

Ma ci sono almeno altri tre dati che vorrei commentare con voi: il 66.67% degli intervistati da InfoJobs ritiene che nelle aziende non vi sia un adeguato sostegno alla maternità (la famosa flessibilità oraria, il telelavoro, il part-time orizzontale o verticale...) e, curiosamente, la stessa identica percentuale ritiene invece che le mamme al lavoro ci diano dentro (il 66.67% del campione pensa che la condizione di working mom non incida sulla qualità del lavoro - e sottolineo qualità non quantità delle ore passate alla scrivania).

Siamo al paradosso: i lavoratori, uomini e donne, sono perfettamente consapevoli che avere come collega una mamma non sia una iattura, anzi. Quando lo capiranno le aziende?

Un ultimo (giuro!) dato. Quello che trovo più duro da digerire: il 90.91% degli intervistati (praticamente un plebiscito) è convinto che la mamma che lavora sia penalizzata in termini di carriera, ruolo e retribuzione. Dettaglio non trascurabile: lo scorso anno era solo il 71% del campione a pensarla così.


C'è pessimismo, in giro. Ed è un pessimismo motivato da ciò che ciascuna di noi prova sulla propria pelle, o sulla pelle di amiche, parenti, conoscenti, anche "sorelle" della Rete.

Le mompreneur esistono, eccome. Le working mom capaci e apprezzate anche. Ma la maggioranza ha - evidentemente - storie diverse da raccontare. Se vi va, siamo qui.

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RISULTATI
Scoyattolina 65 mesi fa

Io ho due figli di 6 e 3 anni. Ho una ditta con 4 dipendenti. Mi marito è anche lui autonomo con 6 dipendenti. Ora penserete : uao e che problemi cisono .... invece sono cavoli amari primo perchè i periodi sono più che neri e dunque ci portiamo a casa il nerosismo e tutte le rogne della gioranta e a volte ti arrabbi con le due creature che non centrano niente e poi effettivaente lavorando quando li vedi i figli? La piccola di 3 anni la vedo un'ora la mattina mentre la vesto e mangia e poi via al nido e la rivedo alle 8 di sera circa per un'attimo in compagnia mentre noi ceniamo (lei fortunamente ci sono le nonne che la fanno cenare ad un'ora più decente) e poi crescono e ... non li conosci. A mio completo discapito dico che figli e lavoro non vanno d'accordo nel mondo ideale ci vorrebbe un part time di 3 ore o una cosa più seria un'aumenti di stipendio ai papà ma anche qui mi cade l'asino in quanto mio marito... sia punto e accapo.

Giuly 66 mesi fa

Ma perchè, mi chiedo io, il figlio è solo della madre? Io posso capire i primi anni, ma dall'asilo in poi non vedo perchè il problema continui a essere solo della mamma. Che poi, parlare di 'problema' quando si parla di figli è davvero triste. I figli non dovrebbero essere un problema! Ma d'altra parte, abbiamo un ministro dell'istruzione che ha dato il peggior esempio possibile tornando a lavoro dopo pochissimi mesi di maternità, dicendo che era la cosa ovvia da fare. Che schifo!

Giovanna 66 mesi fa

A Bilingue. Dove non c'è cultura vera, libera e indipendente non esiste vera ricchezza. Perché non hanno mai aperto nidi o altri spazi adeguati tipo ludoteche all'interno delle aziende ? Le donne, se vogliono essere lavoratrici e madri nello stesso tempo, devono attivarsi in prima persona per cercare soluzioni adeguate, per far cambiare le normative ormai decisamente troppo maschili per i nostri tempi. Quando la donna si emanciperà finalmente e realmente dagli ometti farò la festa più bella. baci a tutte!!

Ecco...i numeri ce lo continuano a dire, donna e mamma in Italia = finire in fuori-gioco e chi si è visto si è visto! Le aziende vanno "ri-educate" e deve essere mostrato loro che il valore di una mamma in azienda è alto e il coinvolgimento buono...perchè la mamma è abituata ha focalizzarsi appunto sulla qualità ed è allenata a lavorare su più cose.

Secondo me finchè continuiamo a parlarne dal punto di vista delle mamme non succede nulla, nulla cambierà mai per rendere la vita più facile alle mamme. Le cose cambiano se chi può farle cambiare ha interesse a farlo, se più lavoro femminile=più soldi, più redditività, più produzione, più spesa. I numeri per supportare queste tesi ci sono, libri interessantissimi sono stati scritti sull'argomento, ma non se ne parla, perchè i numeri sono asettici, un po' tristi, non interessano a nessuno, nemmeno a quelle persone che dovrebbero usare i numeri per decidere cosa fare, chi assumere, su cosa investire.

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