L'onda puffa...è blu.

13 settembre 2011 

PUFFOMANIA. ACCESSORI, GIOCHI, GADGET BLU

All'inizio erano personaggi di contorno, creati dal fumettista belga Pierre Cufliford, detto Peyo, per movimentare una delle avventure del cavaliere John e del suo fedele scudiero Solfami. Ma i Puffi (Schtroumphs nell'originale) piacquero talmente ai lettori del J ournal de Spirous, la rivista di fumetti che pubblicava le strisce, che Peyo decise di scrivere delle storie tutte su di loro.

Era il 1958 e forse nessuno avremmo immaginato che nel giro di qualche anno sarebbero diventati un fenomeno di costume. Tradotti in più di 27 lingue, sono entrati nell'immaginario infantile a cavallo tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '90, quando la tv portò nelle case dei bambini di mezzo mondo i cartoni di Hanna e Barbera con le avventure dei piccoli folletti blu.

Considerati ormai vintage dai nativi digitali del nuovo millennio, hanno però trovato chi è pronto a scommettere sul loro rilancio. Si appresta infatti ad arrivare nelle sale italiane, il 16 settembre, I Puffi in 3D, che negli Stati Uniti ha ha già riscosso un notevole successo e promette di rinverdire gli antichi fasti del popolo blu.

D'altronde gli ingredienti ci sono tutti. Un regista d'esperienza come Raja Gosnell (lo stesso di Beverly Hills Chihuaha), un'animazione in 3D in grado di far dimenticare  ai giovani spettatori qualsiasi patina polverosa, e per gli adulti, che con i Puffi ci sono cresciuti, un'attualissima ambientazione newyorkese dove si muovono attori popolari come Neil Patrick Harris e Sofia Vergara, alle prese con una delegazione di Puffi in fuga da Gargamella.

Il marketing certo, fa la sua parte. Non solo attraverso gadget e manifesti (in questi giorni  dove ti giri vedi un puffo) ma anche con vere e proprie follie, come quella di convincere gli abitanti di Juzcar in Andalusia, il villaggio più piccolo d'Europa, a dipingere le pareti delle case in un innaturale blu puffo (ma il turismo, pare, ci abbia guadagnato).

C'è però anche una passione spontanea, coinvolgente. Forse perché i Puffi rappresentano quello a cui in fondo molti di noi aspirano, almeno da bambini (quindi all'età dei puffi) ovvero ad una vita armoniosa, in cui si è tutti uguali ma ognuno con la propria personalità.

O forse perché i puffi possiedono due caratteristiche terribilmente contagiose.

La prima è la loro lingua, che tutti possono parlare, tradurre ed usare, e che dopo un po' ti fa puffare in puffo. (Non a caso anche Umberto Eco negli anni '80 le dedicò un geniale articolo intitolato "Schtroumpf und Drang".)

E l'altra è il colore puffo, che spinge a puffare di blu qualsiasi cosa. Caratteristiche che gli esperti di marketing odierno chiamerebbero virali, e farebbero di tutto per rubare. Esattamente come Gargamella.

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