«Se sei un adolescente capace di ribellarsi, da grande sarai un uomo responsabile»: memorie di una rivoluzione

19 settembre 2011 
<p>«Se sei un adolescente capace di ribellarsi, da grande sarai un
uomo responsabile»: memorie di una rivoluzione</p>

Rivoluzione n.9 è un libro (ma anche un programma radiofonico, ma anche una canzone, ma anche una sinfonia).

Il libro, come il programma radiofonico, è frutto di quattro mani e due adolescenze, quelle di Carla Vangelista e di Silvio Muccino (il quale, ieri, era a Pordenone a raccontarne).

La canzone è quella dei Beatles - come non potrebbe - ma pure quella che non smetti di cantare mai, quando hai 14 anni. La sinfonia, invece, è (anche) quella delle adolescenze che conosciamo più da vicino: il ricordo della nostra, la presente e viva dei nostri figli - o degli altri giovani in giro per casa. E soprattutto: il suon di lei.

Una sinfonia che risuona mentre leggi di Sofia (14 anni nel 1964) e di Matteo (suo coetaneo, ma nel 1997), delle loro storie parallele che si intrecciano di continuo. E riconosci i grandi primi amori e le prime delusioni mortali, le strafottenze, le insicurezze, l'entusiasmo e la paura.

Perché tutti i quattordicenni sono fatti della stessa materia, fragile ma inscalfibile. Talmente resistente che ti rimane dentro a vita, in quella canzone che sai ancora tutta a memoria. In quel poster che, dalle pareti del cuore, non hai staccato mai.

 

 

Chi era il tuo idolo a 14 anni?

(Risponde Silvio Muccino) «Senz'altro Kurt Cobain. L'arrivo del rock e dei Nirvana ha segnato l'inizio della mia adolescenza».

(Risponde Carla Vangelista) «Rigorosamente innamorata e fedele a Paul McCartney. Lo volevo sposare. E non mi sembrava un'impresa impossibile».

E che ricordo hai, invece, del primo amore?

(Silvio) «Bellissimo. La prima volta che ho fatto l'amore ero perdutamente innamorato: lei era più grande di me e non sapeva che per me era la prima volta. Gliel'ho confessato solo qualche mese dopo. Aveva un'espressione tra l'intenerito e l'orgoglioso. È stata una bella storia».

(Carla) «Il mio primo, vero amore, è nato in estate - come nei migliori copioni - ma non si è esaurito alla fine delle vacanze. È andato avanti per tre anni, e il ricordo che ne conservo è fatto di passione, tenerezza, emozione, stupore. Con lui ho vissuto la mia prima volta. Impacciata. Impaurita e consapevole della mia goffaggine, mentre lui aveva solo due anni più di me ma era molto più esperto. Era inverno, fuori nevicava e a fare da sfondo era una canzone della PFM». (Sorride).

Qual è stata la tua rivoluzione?

(Silvio) «Imparare a dire "no": assumersi una responsabilità, accettare il fatto che, a torto o a ragione, sei l'unico che può decidere se stesso. È un momento importante quello. Se da adolescente sei capace di ribellarti e di pensare con la tua testa, da grande sarai un uomo responsabile e capace di dire no ogni volta che ti troverai davanti a un'ingiustizia».

(Carla) «A diciassette anni sono scappata di casa. È stato un modo violento e un po' irresponsabile di far capire ai miei genitori che mi stavano preparando un futuro senza chiedersi chi fossi io, o cosa volessi».

Sei l'adulto che pensavi di diventare?

(Silvio) «Non so: a 15 anni non riuscivo a spingermi con l'immaginazione oltre i miei 20. I trentenni mi sembravano già troppo adulti. Però volevo essere una persona libera, da grande. Ed è quello che sto cercando di essere oggi».

(Carla) «Mi immaginavo una vita liscia, senza scosse, con un approdo all'età adulta infarcito di maturità e sicurezze. Le cose non sono andate esattamente così e le sicurezze le sto ancora rincorrendo. Fondamentalmente ho capito che la trasformazione non finisce mai, neanche a novant'anni. Per cui continuo ad assecondarla. Credo che sia per questo che viviamo».

 

(E tu? Sei ancora quella ragazzina che cantava...a proposito: cosa cantavi? Io ancora Save a Prayer, e volevo sposare John Taylor).

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