Mi chiamo Niccolò, e sono fratello maggiore

30 settembre 2011 
<p>Mi chiamo Niccolò, e sono fratello maggiore</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Mi chiamo Niccolò, e sono fratello maggiore.

E già solo così è un bel daffare. Ma come se non bastasse sono anche: figlio maggiore, nipote maggiore e cugino maggiore di un manipolo di neonati o poco più.

Ma il compito più gravoso è fare da fratello maggiore a un casinista di due anni più piccolo e a una sorella di soli sei anni. E sicuramente, dopo una lunga gavetta e parecchie scottate, mi sono fatto un'idea ben chiara di cosa significhi essere il più grande.

E sì: ci sono vantaggi e svantaggi. Sui quali svantaggi potrei andare avanti per pagine e pagine, ma in testa piazzerei senz'altro la responsabilità coatta. Quale primogenito, infatti, non si è sentito dire almeno una volta a settimana: «Tu hai più responsabilità, perché sei il più grande»? E chi non ha tentato di mettere davanti ai propri genitori il banale dato di fatto che le responsabilità vengono man mano che si cresce, e quindi a me arrivano semplicemente prima rispetto ai miei fratelli?

E invece no: noi siamo condannati a un incremento proporzionale delle responsabilità per ogni fratello o sorella minori secondo un fattore di moltiplicazione praticamente incalcolabile. E mai che riuscissimo a spalmare tali responsabilità sul resto dei fratelli sottoposti.

La seconda voce della lista Contro è «dare l'esempio». Contravvenire a questo obbligo è praticamente un'aggravante penale: ogni errore, ogni scelta sbagliata o comportamento inappropriato è reso più grave dall'accusa non aver dato il buon esempio ai più piccoli.

E visto che da giovani di errori se ne commettono a valanga, noi fratelli maggiori dobbiamo convivere con l'ansia di scoprire un giorno di essere stati (anche) artefici della dissennatezza dei nostri fratelli.

Il terzo grandissimo svantaggio: tenerli d'occhio. Essendo i più grandi e - dicono - più maturi, a chi si rivolgono i genitori per l'accudimento dei piccoli di casa? A noi, Naturalmente.

Seguono serate passate a guardare cartoni animati demenziali, mattinate a spingere un'altalena o guardare giostre che sembra girino all'infinito, pomeriggi a interpretare disegni incomprensibili o disinnescare capricci deliranti.

(In questo preciso momento, per dire, mentre sono intento a scrivere questo mio sfogo, mia sorella mi sta assillando per farmi vedere i suoi disegni al grido di: «Ma almeno aiutami a raccogliere i fogli da terra!»).

Annoso problema è quello dello sfruttamento. Nella gerarchia familiare, quando i genitori devono chiedere qualcosa a qualcuno, la chiedono immancabilmente al più grande. In teoria, quindi, se quest'ultimo avesse un favore da chiedere, dovrebbe rivolgersi al primo dei minori. Mi sembra ovvio, no?

Ebbene, no.

Perché i genitori sono sempre pronti ad accusare il maggiore di sfruttamento dei fratelli minori, schierandosi di default dalla loro parte.

Ma ci sono anche alcuni vantaggi. E anche se li noti solo dopo un (bel) po' di tempo, sono molto più importanti di quanto possano sembrare.

Prima di tutto, avere uno o più fratelli minori è un'esperienza impagabile, che può persino farti crescere più in fretta, insegnandoti sul campo «i trucchi del mestiere».

Voglio dire: cambiare pannolini a quattordici anni sembra la più grande seccatura del mondo (e in quel momento lo è), ma è una cosa che finirà per rivelarsi utile. E che al momento fa molto presa sulle ragazze.

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RISULTATI
crudelia7 63 mesi fa

La vita te ne renderà merito, Niccolò, vedrai.

Rossella 63 mesi fa

Niccolò, come non capirti? sono sorella maggiore anche io. Solidarità!

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