Style.it incontra ogni settimana una mamma che, per motivi
diversi, ha deciso di cambiare lavoro e di mettersi in proprio
diventando imprenditrice. Dopo la storia di Chiara
Orlandini, architetto che ha aperto in campagna un
b&b, di Federica Zagari, che
dal mondo della finanza è passata a quello dei bambini, e Sabrina
Tassari, fondatrice della Grotta del Sale, oggi è
Francesca Sanzo, ma forse la conoscete meglio come
Panzallaria, a
raccontare la sua avventura.
Conciliare la scrittura con il web, in un
lavoro che mi permetta di essere economicamente tranquilla ma anche
interiormente soddisfatta. Obiettivo ambizioso? Lo so, lo era. E ci
sto ancora lavorando.
Tutto è cominciato quasi per caso: dopo una
laurea in Lettere e un master in comunicazione informatica, mi sono
buttata sul web. Da subito ho capito che il lavoro da dipendente
mal si conciliava con la necessità di essere creativi e innovativi
e con una mossa di grande tempismo decido di mettermi in proprio.
Il giorno dopo scopro di essere incinta. Tutto questo accadeva a
Bologna, cinque anni fa. Inutile negare: è stata dura, agli
inizi.
Ho anche sofferto di depressione post partum e agli
inizi il mio blog è stato un
modo per esorcizzare la solitudine e aprirsi agli altri.
Ho scelto la cifra dell'ironia, perché è quella che mi è più
congeniale. Il blog è stato però un trampolino di lancio:
ho cominciato a lavorare sempre più come web editor e
professional blogger presso vari clienti. Insomma,
cominciavo a rialzare la testa. È durato poco perché nel 2008
scopro di avere una malattia immunitaria che,
inizialmente, i medici non sapevano come curare. È stato un periodo
duro (mi definivo "la donna rettile" perché avevo un aspetto
orribile), ma ne sono uscita. Per fortuna non è grave. Quella
esperienza però, più che la maternità, è stata la molla che mi ha
fatto capire che volevo "vivere bene", anche sul lavoro. Basta
perdersi dietro a lavori inutili o frustranti: volevo fare qualcosa
di mio. Ho trasformato il blog nello spettacolo teatrale
La rivincita del calzino
spaiato, che è andato molto bene e ha ricevuto
buona critica. Quella era la strada.
In questi anni ho rinunciato più di una volta a
contratti a tempo indeterminato (dall'ultimo ufficio sono
scappata dopo una feroce azione di mobbing da parte del mio capo) e
da allora lavoro su progetti: il teatro e il web, dove opero come
web content e web editor. Si è aggiunta poi la collaborazione con
Il Fatto Quotidiano dove,
anche da esperta di comunicazione web, parlo dei fatti dell'Emilia
Romagna e di buone pratiche al femminile.
Da mompreneur (di me stessa) mi sento di consigliare a qualsiasi
madre che voglia mettersi in proprio di costruirsi subito
una rete professionale (non solo sul web) perché ogni
buona idea necessita di un tessuto su cui essere realizzata.
È importante crearsi poi un team di lavoro (come
ho fatto io per lo spettacolo e per il progetto di Donne
Pensanti , anche se per ora è solo a scopo di
volontariato) perché le idee si nutrono delle energie
di più persone. Se possibile, suggerisco almeno nel primo
periodo di mantenere il lavoro da dipendente (io ho fatto così): è
dura, ma permette di avere una maggiore sicurezza economica.
Ecco, i soldi. Ora guadagno molto meno di prima, ma nella libera
professione è così e non bisogna spaventarsi. I progetti
hanno in media bisogno di un paio d'anni per carburare a
dovere. Infine, mai "sedersi sui propri progetti": in una
realtà fluida come la nostra, è bene ripensare le proprie idee ogni
due o tre mesi, per ritarare gli obiettivi.
(testo raccolto da Francesca Amé, 15.continua)
E voi che ne pensate? Avete un progetto imprenditoriale
e non sapete come realizzarlo? Perché non ce lo raccontate?
Scrivete qui!