«Io con mio figlio non gioco»

20 maggio 2011 
<p>«Io con mio figlio non gioco»</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Disse proprio così: «No, io con mio figlio non ci gioco. La mamma è quella che ci gioca. Io no: io sono il capofamiglia». All'inizio pensavo scherzasse, il mio amico Paolo, con quel suo accento siciliano che sembrava di stare dentro un libro di Camilleri. Invece diceva sul serio.

A quei tempi, io non ero ancora genitore, Paolo era poco più giovane di me e questa paternità gli era un po' caduta addosso. Diciamo un incidente. E vabbè. Ma già allora non riuscivo a capacitarmi di come una persona intelligente potesse essere in grado di pensare una simile idiozia. E poi di metterla in pratica.

«Io con mio figlio non ci gioco», se ci pensate un secondo, è una frase terribile. Una dichiarazione di disinteresse, una forma non tanto di egoismo, quanto di ottuso autolesionismo. Certo, in tutto ci vuole equilibrio. E chi scrive l'ha imparato in fretta, che per i figli non puoi essere solo un grande giocattolo.

Che il fatto che gli amichetti inizino a chiamarti papàbuffone potrebbe anche essere un segnale per farsi delle domande (e magari togliersi quel naso finto). Che anche se ti diverti moltissimo a tornare bambino insieme a loro, essere padre significa molte altre cose, anche meno divertenti. Anche più adulte. Quindi, come in tutte le cose: ci vuole equilibrio.

Ma il gioco, per cortesia, il gioco coi miei figli, quello non toglietemelo mai. Ché sono troppe e troppo preziose le cose che ho scoperto e riscoperto, imparato e capito in quei momenti.

Ah, poi Paolo si è separato. Non ricordo che nome diedero a quel bimbo, ma sono certo che sua mamma ha poi trovato un altro papà . Uno che gioca, stavolta.

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RISULTATI
Lauracrobata 63 mesi fa

mio marito gioca infinitamente con i nosti due figli nonostante il piccolo abbia solo 5 mesi...dovresti vederli...detto questo, basta uno sguardo per far saltare in piedi quello grande (4 anni e mezzo), uno sguardo che vale molto più di 1000 delle mie parole!

zio burp 67 mesi fa

A me pare che oltre che vecchio, tu sia saggio, bob.

il vecchio bob 67 mesi fa

Alcuni filoni pedagogici (forse tutti) indicano che il padre deve mantenere il suo ruolo di guida, di riferimento per i figli. Questo mi pare corretto. Quello che spesso accade è che le indicazioni, siano esse derivate da impianti filosofici piuttosto che da tradizioni famigliari, vengono travisate ed interpretate in modo poco verosimile. "Io non gioco con i miei figli" mi pare caschi in questa casistica. Penso che si possa giocare con i propri figli, farli divertire e contemporaneamente dar loro un percorso di crescita serena aiutandoli ad acquisire la propria sicurezza. L'importante è forse non diventare il loro giocattolo, il loro zimbello, e conservare la loro ammirazione ed il loro rispetto. Io almeno ci provo.

Zio Burp 67 mesi fa

Faticosa sì, a volte, ma assolutamente utile e feconda. Poi ognuno trova la sua misura, c'è chi magari non nasce giocherellone come me. Ma escluderlo dall'inizio per principio, ecco no. E' più o meno come darsi una martellata forte proprio lì.

M di MS 67 mesi fa

Eh, ma giocare è un'attività che può essere anche faticosa. Perchè coinvolge la creatività, l'intelligenza, la fatica fisica (nel caso di bambini vivaci), ci costringe a fare cose ripetitive. Giocare sembra banale, invece è un'attività superiore, perchè è anche simulazione della realtà ed è uno strumento per far crescere. In questo senso è proprio un'attività da padre, il traghetattore dalla madre verso l'autonomia. Poveretto il tuo amico.

Concordo con te, una frase assurda quella del tuo amico Paolo.... dettata da quella arcaica mentalità che vuole il padre come colui che non scherza, non gioca, che tace... soprattutto tace... perchè dubito che chi non gioca abbia il modo di instaurare un dialogo equilibrato con i propri figli... E in mancanza di dialogo, già sappiamo come vanno a finire i rapporti...

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