La perdita della pazienza

26 maggio 2011 
<p>La perdita della pazienza</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Sembra facile. Credi di poter gestire con tranquillità e padronanza le situazioni, e poi, invece, perdi la pazienza. Avrei potuto raccontarvi che ero al bar con un amico per un caffè al volo e lui mi ha raccontato che……ma non è vero: sono io.

Chiaramente la cosa è estremamente soggettiva e, per fortuna, nel mio caso in famiglia siamo ben assortiti. A fronte di una moglie capace di respirare a fondo, contare fino a dieci e sorridere, io e la pazienza non siamo mai andati molto d'accordo.

Il problema è che, oltre a essere io "l'ansiosa" di famiglia, mi capita di trattare i miei figli come degli adulti. Intendiamoci, li adoro: li coccolo, ci gioco, leggo le storie, li cambio e gli do da mangiare (al facocero), tuttavia ci sono momenti e situazioni in cui mi sorprendo ad aspettarmi atteggiamenti o risposte che sono impensabili a quell'età.

O per lo meno, per quanto siano normalmente molto educati, non si può pretendere che ogni loro atteggiamento corrisponda alla regola. In questo la differenza di 5 anni tra i primi due (chissà con il terzo!) non mi aiuta. Com'è facile immaginare non è il secondo a imitare gli atteggiamenti virtuosi del primo, ma il contrario: il grande fa il monello.

Con il risultato che la pazienza di papà diventa paragonabile a quella di Leon (l'inquilino peloso che abbaia). Con l'unica, piccola, differenza che io non posso sparire sotto un letto.

Il risultato sono grandi sensi di colpa e tanti buoni propositi per il futuro. C'è un trucco? È il caso di sentirsi "cattivi" papà? Francamente non credo. Penso piuttosto che il rapporto con la loro libertà, ingenuità e sincerità serva a me come scuola.

Sembrerà stupido (o peggio: una frase fatta), ma scoprire quasi quotidianamente che sono loro a insegnarmi qualcosa, a dimostrarmi come essere pazienti (loro sì!) di fronte alle mie "alzate di voce", è entusiasmante.

Ciò non toglie che il piccolo Giacomo, ben più sfacciato del fratellone e apparentemente senza paura delle ire di papà, risponda attualmente ai miei rimproveri nel seguente ordine: pernacchia, sbuffo e da ultimo un sonoro «Uffa!».

Garantisco: non è "maleducato". È che sono la sua ultima scoperta (pernacchie, sbuffi e la parola "uffa") e ne fa grande uso. Ebbene, sono orgoglioso di dire che da quando fa così riesco più facilmente a buttarla sul ridere. Sono dei fenomeni!

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