Tre tweet sopra il cielo

20 giugno 2011 
di Blu
<p>Tre tweet sopra il cielo</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Anche se i grandi spesso fanno fatica a capirlo, per i bambini è facilissimo: Twitter è un grande album di storie interessanti. L'abbiamo capito io e mia figlia grande, pispolando un po' sull'iPhone.

Quando vuoi, vai lì e ascolti: un po' come se il tuo album delle figurine si accendesse e ti parlasse. Solo che, su Twitter, ci sono delle persone che - in un modo o nell'altro - ti rispondono. Soprattutto se anche tu dici cose interessanti.

Le persone scelgono il nome, una foto e poi hanno una chiocciolina davanti, molto chic, che funziona come il bottone del citofono, da pigiare se vuoi parlare con loro. «Ehi tu, lo sai che hai scritto una cosa interessante? Mi sa che schiaccio follow e ti seguo».

«Anche perché (i bimbi sono cativi!) voglio proprio vedere se le prossime storie saranno altrettanto intriganti. E se poi anche quella di dopodomani è noiosa, magari mi viene il dubbio che una ti sarà pure uscita bene, ma forse non sei mica così bravo a raccontarle, 'ste storie».

Ecco: in fondo non c'è molto altro da dire. Anche perché è impossibile capire esattamente come funziona: Twitter è un laboratorio, e cambia un po' ogni giorno. All'inizio serviva (circa) per mandare sms a tutta la rubrica di amici per raccontare cosa stavi facendo (anche cose un po' sciocche, tipo: «spettacolo in terrazzo, tra un po' mangiamo il gelato»).

Poi, con l'uso, le persone hanno intuito che non dovevano per forza diffondere stupidaggini o cronache minute: potevano anche scrivere cose interessanti! Sembra ovvio, però è stato così che Twitter si è potuto trasformare in una specie di giornale dei giornali, ma meglio.

Mentre il giornale è uguale per tutti (e sì: è vero che puoi saltare le pagine che non ti interessano, però se invece ti interessa - facciamo finta - lo sport, le notizie di sport sono poche, perché c'è poco spazio; e i giornalisti, siccome il giornale è il loro, decidono quale poco raccontare), Twitter è molto meglio.

Prima cosa: Twitter è di tutti, e tutti decidiamo cosa scriverci. Possiamo avvertire quando succede qualcosa di brutto, o festeggiare insieme quando invece succede qualcosa di bellissimo. Poi: Twitter non è uguale per tutti, e sei tu che scegli le persone da seguire (ed elimini i noiosi).

E siccome non puoi mai essere sicuro che tutti i tuoi amici abbiano sentito quella storia, ci siamo inventati una cosa che si chiama RT (retweet): ripetiamo la storia che ci è piaciuta uguale uguale, mettendoci anche la nostra faccina (un po' come il telefono senza fili, però qui sei ragionevolmente tranquillo che la storia esca uguale).

Ma la cosa veramente misteriosa e affascinante è un'altra: dove vanno a finire le storie, dopo essere scese in basso in basso sotto quelle nuove che nascono in continuazione? Qualcuno lo sa? Per un po' le ritrovi se fai una ricerca, ma mica sempre. Dobbiamo abituarci a imparare: le storie arrivano, ci intrattengono e poi dopo se ne vanno. Resta solo il ricordo, quello che ci hanno regalato.

Molte addirittura non riusciamo neanche a leggerle, tante ce ne sono. Anche questo fa pensare: forse Twitter vuole insegnarci ad abitare sulla terra respirando, divertendoci, riflettendo, facendo girare le storie, ma senza fossilizzarci troppo.

Forse non c'è spazio, sempre, per tutto e per tutti. 140 caratteri di passaggio, un po' leggeri, posson bastare. Poi puff.

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RISULTATI
mary poppins 66 mesi fa

La leggerezza, questa grande assente: non è che le mamme la espellono con la placenta? Da nullipara ogni tanto ho paura per le mie simili e per la loro progenie, poi per fortuna penso alle eccezioni e respiro di sollievo (anche su Twitter ;-)

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