Un nuovo modo di vivere le vacanze

27 giugno 2011 
<p>Un nuovo modo di vivere le vacanze</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Partiamo da un concetto: le vacanze, quelle che conosciamo noi, che abbiamo nei nostri cuori e nei nostri ricordi più profondi, delle quali conserviamo preziosissimi dettagli, colori e odori tatuati nella mente, non esistono più.

Vacanza. Questa meravigliosa parola può diventare (almeno finché i bambini sono piccoli) una matassa difficilissima da sbrogliare. Soprattutto se le vacanze durano 3 mesi, 90 giorni che si traducono nella domanda: «Ma come cavolo faccio a collocare i bimbi lontano dalla città, in totale gioia, divertimento e spensieratezza?».

E così iniziano i pensieri, gli incastri, le soluzioni, i contatti, le ricerche, le richieste, le proposte...e i conti!

Poi il parto avviene. Mia moglie mi mette davanti il programma estivo con un'aria di seccatura mista a superiorità, dal momento che ha dovuto fare tutto lei. La qual cosa, dal mio punto di vista, è inevitabile: l'organizzazione è femmina, e l'efficienza anche. Chiaro che non puoi metterla giù così, perché altrimenti ti becchi un sacco di insulti.

E dunque - muto - ascolto il resoconto del parto: una macchina da guerra che implica una marea di attività e di «grazie» a getto continuo.

E poi il colmo: a conclusione di tutto questo tetris, ti rendi conto che c'è sempre qualcosa di male oliato, qualche meccanismo che rischia di incepparsi. E allora prendo in mano l'organizzazione femmina perché - e a buon diritto - sono furioso dopo tutta la fatica (non) fatta. E decido di optare per nuove (e più maschie) scelte.

Primo: chiamo l'idraulico, il muratore e l'imbianchino, e inauguro il primo progetto: aria condizionata.

Secondo: chiamo l'antennista e l'elettricista, digitale, satellitare, dvd, tutto ciò che costituisce il mondo dei cartoni animati.

E che diamine: l'anno prossimo passeremo questi cavolo di 90 giorni al fresco, e in totale spensieratezza. E vivremo le nostre vacanze vere, senza dover dire «grazie» a nessuno. E cosi sia.

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