E montagna sia

05 agosto 2011 
<p>E montagna sia</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

«Dunque il prossimo giro di vacanza ha come destinazione la montagna... sperem!»: così avevo scritto l'ultima volta, e sono passati un po' di giorni. Mi vien da dire che siamo sopravvissuti a tante cose.

Prima in assoluto: il mese di luglio più assurdo da che ho memoria, sembrava dicembre. E giuro che, se in montagna avessimo visto le renne, non avremmo avuto dubbi, dato che abbiamo rischiato in diversi momenti piumino e camino acceso. Mancava giusto la neve, che ci avrebbe aiutato nelle lunghe giornate di pioggia per far passare il tempo. Ma come detto: siamo sopravvissuti.

Una cosa è certa: il facocero è montagnino nel midollo, perchè nell'arco di poche ore tutto il tilt della meravigliosa Sardegna è passato, e ha ricominciato a vivere felice tra cibi vari, sonni profondi e giochi decisamente scatenati.

Mia moglie ha avuto anche l'idea di invitare in montagna un compagno di Giorgio, sia perché potessero giocare in autonomia senza far subire a Giorgio i diversi ritmi di Giacomo (che invece si è dimostrato assolutamente all'altezza della situazione e, anzi, ha dato filo da torcere ai due "grandoni") sia perchè lei potesse rilassarsi un pochino in più.

Infatti si porta dietro un impegno che al momento le costa 16 chili dei quali continua a lamentarsi e io - come capita spesso a noi uomini - mi trovo a dirle, scegliendo le parole con grande attenzione, cose meravigliose sul suo aspetto, nonostante la trasformazione in corso.

Comunque sia: scelta sua. Io sono a Milano a lavorare e ogni sera, quando la sento, il commento è «anche oggi siamo sopravvissuti».

Per sopravvivere si è dovuto impostare la giornata secondo uno schema rigido e ben definito, giusto per non permettere a tre bambini molto vitali di continuare a «fare pipì fuori dal vasino» con continue ed esagerate richieste... e anche per trovare dei momenti, seppur brevi , per tirare il fiato.

Forse le regole in queste settimane sono aumentate tra compiti scolastici, compiti casalinghi e compiti di vita quotidiana. Ma è evidente che la libertà della vita all'aperto non ha prezzo, e dunque i bambini si sono subito adattati secondo la filosofia del «faccio ora, faccio subito e poi via»: liberi di giocare, correre in bicicletta ovunque, fare mercatini improvvisati così da avere dei soldini per partite a calcetto.

Devo dire che per me che salgo solo il week end questa convivenza tra mamma, figli, amici e (mia) suocera mi fa da un lato sorridere (che invidia: tutti sereni e senza pensieri, apparentemente) dall'altro il ritmo, il caos, l'inevitabile indisciplina mi fa pensare che per me viverla sarebbe durissima! Del resto, la pazienza non è il mio forte... ma questa è storia vecchia!

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