Gianterzo

11 ottobre 2011 
<p>Gianterzo</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Interrompo il silenzio dopo più di un mese perché solo ora ho preso coscienza della nuova vita. E ho iniziato a fare amicizia con l'unico atteggiamento adulto e maturo che permetta di affrontare i primi mesi di un cambiamento così importante: la rassegnazione.

Il 23 agosto, a mezzogiorno e un po' di minuti, è nato Gianterzo, che tuttavia un nome vero se lo è meritato: Guglielmo. Un bel topolino che ha tirato un urlo appena a contatto con la vita, un grido di quelli che io - tri-papà - ho pensato: «Adesso sono guai seri, ma seri davvero!».

In realtà il ragazzo è abbastanza bravo e, se avessimo solo lui, come dice mia moglie, sarebbe una passeggiata di salute (è chiaro che mia moglie lo dice solo perchè ormai sa cosa aspettarsi da una nascita, e non perchè la terza G sia davvero un santerello). Ma non abbiamo solo lui.

Giorgio e Giacomo (il facocero) fanno di tutto, giustamente, per ricordarci che ci sono anche loro e che pretendono la dovuta attenzione.

Dopo i primi assestamenti abbiamo capito che l'unico modo per resistere è creare una routine fitta fitta, precisa precisa, dalla quale cerchiamo di non uscire. Lo sapevate che nelle situazioni di emergenza ripetere sempre gli stessi meccanismi dà sicurezza? Provare per credere, come diceva quel tale.

La giornata (che io non vivo in casa) è fatta di allattamenti, ninnamenti, cambiamenti di pannolino, giochi, giardini e merende. E ringrazio il cielo che stiamo vivendo il mese di settembre più caldo dell'ultimo decennio.

Quando arriva sera andiamo a cena da mia suocera, che sta accanto a noi e ci ospita/sopporta da quando è nato Guli (o Gugi o G-cube - non abbiamo ancora scelto il soprannome definitivo, unica certezza: non Gulli). Santa donna, mia suocera (per questo giro, naturalmente).

Solo che quel fenomeno di mia moglie ha deciso di non approfittarne oltre, e da settimana prossima si torna a casa. Ma perché?

Vabbè: torniamo a casa. «Rassegnazione», ho detto. Rassegnazione a tutto, figuriamoci ai ragionamenti femminili.

Comunque, da più di un mese sono papà per la terza volta e sono felice: è bellissimo vederci tutti insieme mentre cerchiamo di trovare i nostri spazi (anzi, è meglio non parlare di spazi, visto che viviamo in metri quadri molto ridotti), discutiamo, ridiamo e - tutto sommato - affrontiamo coraggiosamente il cambiamento.

Quindi sono felice. Vado avanti giorno per giorno, e con tutto il da fare che c'è non ho tempo di pensare. Però ho capito una cosa: se uno decide di fare un altro figlio è solo perché si è dimenticato dello sforzo che comporta, altrimenti rinuncerebbe anche solo a formulare il pensiero.

(Questo vale naturalmente solo per i primi giorni perché poi è tutto meraviglioso, stupendo, fantastico, entusiasmante...).

A presto.

Speriamo.

 

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