Le bocciature fanno bene?

24 maggio 2011 
<p>Le bocciature fanno bene?</p>

Giuseppe Verdi, in ritardo di quattro anni rispetto ai suoi compagni d'esame, venne bocciato al Conservatorio, e diventò Giuseppe Verdi. La mamma di Thomas Alva Edison venne convocata dal preside della scuola (esattamente come la mamma di Forrest Gump) per sentirsi dire che suo figlio - oggettivamente ritardato, come testimoniavano i test - avrebbe dovuto essere ritirato da scuola. Indignata lo portò via, gli fece da maestra e l'undicenne ritardato diventò Thomas Alva Edison.

Potrei elencare - l'elenco ce l'ho, se ne fece una mostra anni fa - un numero impressionante di "geni" con un passato scolastico disastroso. Prima conclusione ovvia: essere bocciati (o addirittura cacciati dalla scuola) male non fa. Sbagliato. Quei ragazzi divenuti geni ce l'hanno fatta malgrado la scuola, e ce l'avrebbero fatta comunque.

Portare esempi di studenti che poi ce l'hanno fatta per dire che le bocciature possono far bene è come portare un ottuagenario che fuma e beve un litro di vino al giorno come esempio del fatto che è un bene fumare e bere tanto. Alla stragrande maggioranza dei ragazzi le bocciature fanno male, e per risollevarsi non basta l'illusione di essere un po' più bravi nell'anno che ripetono.

Se non incontreranno persone capaci di accorgersi di loro, e di vedere le loro doti (tutti ne hanno), si porteranno addosso per anni l'umiliante etichetta di chi "ha perso un anno".

Pochi sanno che ci sono paesi dove non si boccia. Terzo mondo? No: Islanda, Norvegia, Gran Bretagna. Probabilmente dall'anno prossimo anche l'Austria. Direte: e la meritocrazia? C'è, e vale per tutt' e due le parti: studenti e docenti. Il trucco è ricordarsi che i ragazzi sono tutti diversi, e che le differenze individuali riguardano anche i tipi di intelligenza e gli stili di apprendimento. Insomma: se Pierino non capisce l'argomento, occorre che l'insegnante modifichi il suo modo di esporlo.

Ma le classi sono numerose - obietteranno -  e non si riesce a seguire le differenze di ognuno. È difficile, certo. Ma allora si dica che le classi sono uno strumento che va cambiato, e che la scuola non ce la fa. Lo capiremmo tutti. Perché invece dire, solo e sempre, che è lo studente a non farcela?

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it

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RISULTATI
Gloriana 66 mesi fa

I'm out of luegae here. Too much brain power on display!

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