Ancora sui figli naturali: hanno davvero gli stessi diritti?

27 maggio 2011 
<p>Ancora sui figli naturali: hanno davvero gli stessi diritti?</p>

Mi faceva notare Movida69, nei commenti al post della settimana scorsa:

...è poiché il disegno di legge non è stato ancora approvato non è proprio esattamente vero che figli naturali e figli legittimi godano degli stessi diritti [...] Ma magari non sono aggiornata. Mi / ci aggiorna?

Cercherò di essere qui il più esaustiva possibile (non sarò breve, speriamo di riuscire a essere chiara).

Ai fini successori, i figli naturali sono equiparati a quelli legittimi. Infatti l'articolo 566 del codice civile dispone che alla morte del padre e della madre, entrambi ereditino i beni lasciati in parti uguali.

Quando si parla della possibilità che i figli naturali possano essere liquidati in denaro da quelli legittimi, ci si riferisce alla facoltà di commutazione (prevista dall'articolo 537 comma 3 c.c.) che consente ai figli legittimi di liquidare, in denaro o in beni immobili di loro scelta, la quota cui hanno diritto quelli naturali, ma solo se questi ultimi vi acconsentano.

Infatti i figli naturali possono opporsi. A quel punto interverrà il giudice che, valutate tutte le circostanze personali e patrimoniali, può autorizzare i figli legittimi a corrispondere a quelli naturali ciò che spetta loro per legge. Secondo la Corte costituzionale (sentenza 335/2009), infatti, «la norma tutela in egual maniera sia i figli legittimi sia i figli naturali da eventuali esercizi arbitrari del diritto di commutazione così come della facoltà di opposizione».

Ecco perché, per i giudici della Consulta, «l'istituto della commutazione non risulta essere in contrasto né con il parametro d'eguaglianza di cui all'articolo 3 Costituzione, né con quanto disposto dall'articolo 30 Cost.». Aggiungono anche che sarà «l'intervento del giudice, che darà del caso concreto una lettura costituzionalmente orientata, interpretando il "privilegio" del quale ancora sono titolari i figli legittimi, declinandolo, a seconda delle specifiche condizioni della fattispecie, in armonia con la sensibilità del costume sociale e tenendo il sistema entro i cardini dei valori costituzionali».

Anche per quanto riguarda i legami di parentela con zii e cugini la legge 54/2006 - che all'articolo 4 comma 2 ha previsto la possibilità di applicare le norme sull'affidamento condiviso anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati - ha sostituito l'articolo 155 c.c. con il seguente «[…] il figlio minore ha il diritto […] di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale». Quindi non solo con i nonni, ma anche con i "parenti".

Inoltre c'è una sentenza della Cassazione (21628/06) secondo la quale «il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio produrrà effetti anche nei confronti dei parenti del genitore che lo effettua e non solo nei confronti del genitore che lo riconosce».

Per quanto riguarda, poi, la competenza del giudice nel caso in cui due conviventi decidano di separarsi e non siano d'accordo sull'affidamento o mantenimento dei figli, è vero che spetta al tribunale dei minori e non a quello ordinario (come accade invece per i coniugi), ma è solo una distinzione che riguarda la natura del rapporto di coppia (la coppia sposata ha un vincolo giuridico, mentre per quella di fatto il vincolo è legato solo sul sentimento dell'amore) e non lo status di figlio.

Infatti, come dicevo prima, la legge 54/2006 all'articolo 4 comma 2 ha previsto la possibilità di applicare le norme sull'affidamento condiviso anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati. Inoltre, mentre prima la competenza all'adozione dei provvedimenti riguardanti la prole naturale veniva ripartita tra il tribunale ordinario (competente per i provvedimenti a contenuto patrimoniale: la determinazione dell'assegno di mantenimento e l'assegnazione della casa familiare) e il tribunale per i minorenni (competente, invece, per i provvedimenti sull'affidamento dei figli e l'esercizio della potestà), ora il legislatore ha voluto unificare in un solo giudice entrambe le competenze. È stata la giurisprudenza (Cassazione 8362/07) che, interpretando il dettato normativo, ha individuato nel tribunale per i minorenni il giudice competente.

Un altro passo verso la sostanziale equiparazione è giunto, circa un mese fa, dalla Cassazione (sentenza 8227/2011), che ha chiarito come l'assegno di mantenimento a favore dei figli legittimi deve essere ridotto nel caso in cui incida sul reddito del padre fino al punto da non consentirgli di assicurare un uguale tenore di vita a quelli naturali, nati da una successiva convivenza.

 

Cristiana Ubaldi abita a Roma, ha due figli ed è una giornalista giuridica esperta di Diritto di famiglia. Vuoi farle una domanda? Scrivi a community@style.it

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RISULTATI
movida69 65 mesi fa

grazie :)

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