Un rapporto poco sicuro con i genitori favorisce comportamenti a rischio?

14 giugno 2011 
<p>Un rapporto poco sicuro con i genitori favorisce comportamenti a
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Come sempre, in questi casi, dovremmo essere attentissimi al significato che diamo (e che danno i figli) a quel "poco sicuro". I figli infatti non sono tabulae rasae, o masserelle di pongo: non si possono plasmare.

In sintesi potremmo dire che il genitore fa, il figlio interpreta e innesta (o respinge) ciò che si accorda con (o discorda da) il proprio progetto di vita. E che quindi può accadere - e spesso accade - qualcosa di paradossale. Ricordo, fra i tanti, il caso di una famiglia umile, onesta, attaccatissima al figlio che però, arrestato per rapina a mano armata, mi disse: «Non volevo fare la fine dei miei genitori, onesti, sì ma così poveri».

Accosto a questo, però, anche l'esempio di un ragazzo con una madre anaffettiva (che poi mandò in rovina la sua famiglia), il quale a diciotto anni lasciò i suoi dicendo: «Non voglio fare la fine dei miei», e poi fece una bella carriera, diventando un dirigente. Non è difficile quindi intuire che, oltre a ciò che fanno i genitori, ha una enorme importanza ciò che accade nelle relazioni con tutti gli altri.

Ovvio che se nasco in una bidonville, da genitori che non si curano di me, se cresco respirando una cultura malavitosa, e imparo solo a aggredire il debole o a scappare davanti al forte, avrò ben poco da scegliere quando mi si presenterà il dilemma: onesto o deviante?

Le ricerche sulle correlazioni, se ben condotte (e ne è stata condotta una recentemente, proprio su questo problema, da università milanesi e romane), danno informazioni utili, ma da utilizzare con intelligenza: probabile non vuol dire certo. Una famosa ricerca trovò, negli anni Ottanta, che c'era una forte correlazione fra la diffusione dei personal computer e la diffusione dall'AIDS. Qualcuno se la sente di dire che i computer provocano l'AIDS?

Non si dimentichi, poi, che esistono più psicologie, e che un ramo importante della psicologia moderna afferma: non c'è peggior rischio per un adolescente che essere definito ragazzo a rischio. Da tempo infatti (dagli anni 50) si è scoperto quale importanza possono avere le profezie che si autoavverano. Per esempio: dite a un ragazzo (o alla sua famiglia, o ai suoi insegnanti ecc.) che dalle ricerche fatte risulta essere a rischio di devianza: gli consegnerete di fatto una sorta di giustificazione per compiere azioni devianti.

(Chi scrive ha lavorato tredici anni in un carcere minorile).

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it

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