Il primogenito, con la nascita del fratellino, è diventato aggressivo al punto che non posso lasciarli soli. Cosa posso fare?

21 luglio 2011 
<p>Il primogenito, con la nascita del fratellino, è diventato
aggressivo al punto che non posso lasciarli soli. Cosa posso
fare?</p>

Cara Elena,


il suo piccolo di quattro anni, come tutti i bambini, è una formidabile macchina per apprendere. Ma a quell'età non si apprende nel modo in cui apprendono gli adulti. Noi inseriamo le nuove nozioni e le nostre nuove scoperte (ne facciamo in continuazione, anche da grandi) in un sistema preesistente di valori e di pregiudizi, loro no: apprendono - diciamo così - in modo più semplice, quasi puro.

Così può accadere che ciò che lei descrive in questo modo: «Più cerchiamo di dedicare tempo al grande, più lui si sfoga sul piccolo. Quando poi mi vede allattarlo, è una tragedia!», lui se lo racconti in tutt'altro modo. Per esempio: «Se divento una piccola furia quando la mamma lo allatta, mi dedicano più tempo e attenzioni, quindi mi conviene fare così».

Un primo suggerimento allora: fate in modo che le coccole, le attenzioni, il tempo dedicato al fratellino maggiore non vengano da lui lette come conseguenza delle sue espressioni di gelosia. In pratica comunicategli un affetto gratuito, per esempio mostrando che c'è un tempo per lui e un tempo per il piccino.

Può essere inoltre utile fargli scoprire che il fratello minore ha bisogno del maggiore, e che ci sono cose che può dargli solo lui (certi giochi, certe carezze, certa sorveglianza).

Suggerirei inoltre di evitare come la peste quella frase che tanti ragazzi (e adulti) che sono stati sorelle e fratelli maggiori si sono sentiti dire nell'infanzia: «Tu sei più grande, quindi…».

Inoltre è bene ricordare che noi utilizziamo il termine «gelosia» in modo troppo generico. dovremmo prendere esempio dagli Eschimesi: obbligati a vivere fra ghiacci e neve, hanno diciassette parole per indicare i vari tipi di bianco. Noi usiamo gelosia per i cani, per i bambini o per gli innamorati, ritenendo che si tratti sempre della stessa cosa.

Non lo è. E usando la parola "a sproposito" di fronte ai bambini che ci ascoltano, non solo la insegniamo in questo modo anche a loro, ma insegniamo loro come si fa a essere gelosi da manuale.

Un ultimo suggerimento, quindi. Quando osserva  i suoi bambini e ne parla, butti in pattumiera quella parola e non la utilizzi più, nemmeno per il suo dialogo interiore. E stia serena: certi apprendimenti sono provvisori, non sono un marchio indelebile, nel corso della vita si cambia.

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it

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RISULTATI

Cara Laura, ciò che dovremmo fare in questi casi è evitare di porsi la domanda “perché?”. Può essere invece utile chiedersi “a cosa le serve avere quel problema?”, presupponendo così che sua figlia non sia vittima di qualcosa che le sta accadendo, ma f a c c i a qualcosa. Purtroppo che cosa faccia non può essere chiesto alla bambina, perché risponderebbe sinceramente che non lo sa. Può però essere intuito da lei, osservando che cosa accade in famiglia quando la piccola mostra le sua angosce e paure. Vi preoccupate? Vi agitate? Formulate teorie sulla gelosia? Ecco quello che fa, ottiene che voi “facciate” quelle cose, che voi “stiate” in quel modo. Che fare? Guardate con lei la cosa come risorsa e non come problema. So che è difficile, ma si può chiedere aiuto ( non a chi sa fare solo diagnosi).

Laura 64 mesi fa

A proposito di gelosie. Ho una bimba di 10 anni e una di 15 mesi. La grande e' da diversi mesi che manifesta delle grandi paure. Paura che succeda qualcosa di brutto a me, alla sorellina. Se capita che ritardo la sera finito il lavoro va in ansia tantissimo:piange disperatamente, fatica a respirare, vuole a tutti i costi che il padre la porti da me al lavoro per paura che mi sia successo qualcosa di grave. Si e'riempita per un certo periodo di macchie rosse( nessuna allergia) Ho parlato tanto con lei, ho cercato di rassicurarla ma sembra che solo la presenza costante la tranquillizzi. Addirittura vorrebbe andare dalle sue amiche a dormire ma non riesce perche' l'idea di passare una notte lontana da me la blocca. La notte rappresenta per lei il momento più difficile: paura che arrivino dei ladri , che possano sparare e fare del male a me o alla sorellina... Una sera mi ha addirittura chiesto di portarla da qualcuno che la possa aiutare a togliere queste paure. Cosa posso fare?

MARCO 64 mesi fa

E perchè dovrei offendermi? Il bravo psicologo deve fare in modo che la gente non vada più da lui , perché non ne ha più bisogno :-). Masoni

elena1981 64 mesi fa

cara elena sono nella tua stessa situazione,anche se devo dire che il mio figlio maggiore di due anni non mi picchia o non picchia il fratellino che ora ha 4 mesi quando lo allatto..è piuttosto dispettoso ma cerco di tenerlo a freno,sgridandolo o mettendolo in castigo se fa qualcosa che non deve verso il fratellino..spero comunque passi, perchè tutto è transitorio soprattutto con i bambini! intanto faccio un bell'in bocca al lupo a te!e non dare retta a chi ti dice di portare il tuo bimbo dallo psicologo!ovviamente senza offesa DOTTORE!!! :)

elena 65 mesi fa

grazie dottore! leggo la sua risposta al rientro dalle ferie: in vacanza è stato un po' più facile gestire la situazione.. forse eravamo anche noi genitori più rilassati. Mi è piaciuto il suo modo ad un tempo colto e tranquillizzante di affrontare il problema. Mi sento più serena. Proverò senz'altro quello che mi ha proposto... e non porterò il figlio grande dallo psicologo, come qualcuno mi aveva suggerito. Ma questo forse non dovrei dirlo :-) elena

paola 65 mesi fa

Interessante questa cosa sugli Eschimesi..io forse ho anche un numero maggiore di definizioni del bianco, ma io ci lavoro con i colori.

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