Ho scoperto che mia figlia, tredici anni, fuma! Che fare?

29 luglio 2011 
<p>Ho scoperto che mia figlia, tredici anni, fuma! Che fare?</p>

Credo che se lo chiedesse in giro si formerebbe la coda di quelli che vorrebbero dirle: proibisciglielo, dalle una punizione, dille che le togli la paghetta, parla con i suoi amici e convincili a farla smettere, e via spropositando.

Spropositando, sì, perché così sua figlia apprenderebbe che, se vuole fumare, deve farlo ancor più di nascosto. (Ci possono essere ovviamente eccezioni ma - le assicuro - sono rare). A questo, tutto sommato, servono le sanzioni con i ragazzi.

Che fare allora? Innanzitutto: non bisogna illudersi ci sia la formula magica che faccia smettere di fumare. In realtà c'è, ma la si incontra più in là con gli anni, quando il medico traguardando le lastre del torace attraverso la lampada del suo  studio dice con aria seria: «Qui c'è una macchia che non mi piace per niente, dobbiam  fare  altri esami, lei, fuma?». Non conosco nulla di più efficace per far smetter all'istante di fumare. Ma a tredici anni, grazie a Dio, la macchia non c'è.

E allora sono possibili (semplificando) due cose:

La prima: chi  fuma ricorderà probabilmente che, quando ha iniziato, da preadolescente, la  prima sigaretta non è stata affatto gradevole. Vertigini e nausea sono i segni più comuni del piacere della prima sigaretta. Tuttavia i ragazzi continuano. Perché?

Perché la cosa non piace ai grandi, e in particolare ai genitori. E fare ciò che non piace ai genitori significa sentirsi grandi. Ecco: sentirsi grandi quindi non vuol dire  fumare come i grandi, ma sentire che quelloche si fa (qualunque cosa sia) lo si fa senza obbedire, esattamente come loro pensano facciano gli adulti.

Se ricadiamo in questo caso, può essere utile dire per esempio (si tenga forte, mamma): «Ho visto che hai cominciato a fumare, mi puoi dire che marca preferisci? Così te le compro io e tu puoi sperimentare liberamente». Con un pizzico di fortuna, può capitare che dopo un mese sua figlia le dica:


-Mamma , ma ti sei accorta che non fumo?
-Sì, l'ho notato, da quando?
-Da quando mi hai detto che me le compravi tu, ho sentito che non mi  importava più di fumare.


Non c'è infatti nessuna disobbedienza se la mamma è d'accordo, e quindi la cosa non serve più a farla sentire più grande.

La seconda possibilità è che sua figlia continui a fumare, e cioè la cosa le sia davvero piaciuta o sia già divenuta dipendente. In questo caso nulla la farà lasciare il vizio del fumo se non una decisione personale. E questo avverrà forse a venti, o chissà: a trenta, quarant'anni. Non la farà certo smettere ordinandole di smettere.

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it

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RISULTATI

ciao a tutti...faccio una riflessione,,,nel momento che accetto se pur con fini strategici di farla fumare, o smette o il rischio è che non ci saranno più limiti,finche le impongo un limite io non sono daccordo..ok lei fumerà di nascosto...per modo di dire....ma in casa niente....sarà costretta a fumarne sicuramente meno.....io sono stata da adolescente una fumatrice incallita..la prima cosa che facevo la mattina quando mi alzavo era fumare ed era l'ultima prima di andare a letto.nessuno me lo ha impedito...mio padre fumava anche in ospedale.....ha smesso appunto dopo un cancro alla gola!e dopo ho smesso anche io!fortunatamente mia figlia non fuma...ha scelto altre strade per disubbedire.......

Elis 64 mesi fa

Io non l'ho scoperto è stato mio figlio quando aveva 15anni a dirmelo: "mamma spero che non te la prendi a male ma prima che lo vieni a sapere da altri preferisco dirtelo io che...sai... ho iniziato a fumare qualche sigaretta, ma così per provare" ......... ovvio che non ero felice, ma apprezzavo la sincerità di mio figlio, non è da molti, e gli dissi proprio queste cose aggiungendo però che non pensavo potesse iniziare a fumare dato che ha sempre criticato me e suo padre per questo e per giunta avevo appena smesso io. Cosa dovevo fare? Proibirglielo? E chi mi garantiva che quando usciva da solo non fumava? Io parto sempre dal fatto che è inutile nascondere la testa sotto la sabbia o fare muro. Con il padre invece tragedia, e qui ha ragione il Dott. Masoni, perchè se vogliono lo fanno per non obbedire.

Giovanna 64 mesi fa

Farla parlare con un Oncologo amico in un reparto di terminali. Certo che anche l'aria che respira normalmente in molte città italiane non può che farle malissimo... Mi sembra che l'atteggiamento giusto sia sempre quello di informare, magari anche attraverso altre persone, senza proibire. E poi fare passeggiate con Lei in aree verdi protette, in mezzo alla NATURA. Mi auguro che smetta presto, per lei stessa e per Lei caro Masoni! ,-)

MARCO 64 mesi fa

3 A questo punto scatta la difficoltà: se le dico, con aria convincente e sincera, ? ti permetto di verificare se il fumo ti piace o no?, faccio qualcosa che di colpo demolisce il senso della disobbedienza e rende inutile la trasgressione, ma mi è difficile dirlo perché sembrerei falsa e incoerente. Come uscirne? Dicendolo. Per esempio dicendo che, pur avendole sempre raccomandato di non fumare sa che se la cosa piace c?è ben poco da fare e che, se anche accadesse, la mamma le vorrebbe ovviamente bene lo stesso e allo stesso modo. E? così che si possono mettere in atto strategie efficaci senza infrangere la propria coerenza. Giusto per poggiare bene i piedi per terra: Se sua figlia si mettesse a fumare dopo una vita di "veto" coerente del fumo, pensa che le basterebbe dire "TI proibisco di fumare!" ? m.v.masoni

MARCO 64 mesi fa

2 immaginiamo che scopra che sua figlia si è messa a fumare. Queste cose trasgressive si fanno quando scatta l?età sociale e culturale dell?adolescenza ( età sociale e culturale più che biologica, e cambia secondo le culture). La teoria che le ho esposto dice che una delle ragioni e forse addirittura la principale sta nel fatto che se si disobbedisce ai genitori ( l?adolescenza è l?età della disobbedienza) si ha l?impressione di decidere la propria vita senza obbedire, cioè come ( secondo i ragazzi) fanno gli adulti, e quindi ci si sentei adulti. Per disobbedire è necessario però che ci sia un ordine, esplicito, implicito, silente, ma leggibile. Nel suo caso l?ordine - espresso con coerenza lungo la sua vita- è quello di non fumare. Ecco perché se sua figlia scegliesse di trasgredire sceglierebbe forse di fumare ( ovviamente, se non lo fa è perché non ha voglia di queste trasgressioni, e questo va a tutto onore della mamma).

Cara Lucrezia, immagino che la sua domanda sia presente nella testa di altre lettrici. Lei ha ragione, non è facile dire cose simili, né verrebbe spontaneo dirle. Ma, per iniziare, posso assicurarla che delle mamme l?hanno fatto e hanno ottenuto il bel risultato di vedere la loro figlia smettere di fumare. Non dimentichi infatti che lo scopo di quell?invito trasgressivo è proprio quello di fare smettere di fumare. Lei però porta una difficoltà condivisa da molti: le ho sempre detto di non fumare, come potrei ora invitarla a provare, non sembrerei assolutamente incoerente? Certo, per questo occorre aggiungere un pezzo (La brevità prevista dei nostri interventi non consente di scrivere trattati, ma grazie alle sue domande si può ora un po? approfondire). Prima di tutto: nell'articolo non si invita a iniziare a fumare, la ragazza fuma già. La mamma le dice "solo" che le paga le sigarette e che le permette di verificare... Ora, questa ipotesi non le piacerà, immaginiamo che sc

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