Come comportarsi davanti a un capriccio?

11 agosto 2011 
<p>Come comportarsi davanti a un capriccio?</p>

Immagino si riferisca a un bambino, anche se i capricci possono farli tutti: figli grandi, attori e attrici sul set, moglie col marito e marito con la moglie, fratello con fratello, capo con i dipendenti o dipendente col capo, eccetera.

Ma anche se si riferisce a un bambino o a una bambina, c'è capriccio e capriccio.

Innanzi tutto notiamo che l'uso del termine è sempre degli altri, il che vuol dire che dovremmo entrare nelle teste degli osservatori, nel loro vocabolario usuale: ciò che è capriccio per uno può non esserlo per un altro.

Un esempio? Immagini che un bambino di cinque anni stia piangendo, strillando con tutte le sue forze e battendo i piedi per terra. Vede la scena? E ora immagini che ad assistere al quadretto ci sia una signora sensibile, colta, dolce e che si sente un po' psicologa. Può accadere che, tra le tante cose  possibili da pensare, salti fuori con un: «Povero bambino, credo abbia dei problemi, quello è il modo col quale comunica il suo disagio…c'è qualcosa che non va in quella famiglia».

Altra possibilità. Ad assistere alla scena c'è una coppia che non ha tempo da perdere, non ha molti  libri in casa e (quindi) ha le  idee molto chiare. I due vedono e si dicono:«Ma tu guardalo! Due o tre sberle e gliela farei passare io!».

Quindi siamo obbligati a fare astrazioni, a semplificare: è ciò che fa la psicologia. Sfrondato il più possibile si formulano le teorie sul capriccio. Questa è quella che prediligo: il capriccio è un esperimento che il piccolo, in qualità di scienziato, mette in atto per vedere fino a che punto può spostare il là i paletti del suo spazio individuale.

La cosa, vista così, rende il capriccio un fatto intelligente: niente capricci, niente scoperte, niente allargamento.

Ma ci possono essere capricci esagerati. Sono quelli che, una volta scoperto che certi paletti non si possono spostare, pretendono di farlo ugualmente. Un grande psicologo, George Kelly, chiamava questo atteggiamento «ostilità».

Che fare in questi casi? Non mollare, senza perdere la calma. Niente urli e strattoni quindi, ma semmai un «Sai, questa cosa non si può fare, ma voglio che tu sappia che spiace anche a me».

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a

 

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RISULTATI

SI Dott Masoni lei ha centrato il punto........pienamente....ma come fare allora a soddisfare questo bisogno di autonomia di indipendenza senza rimetterci così tanto....perchè così il prezzo è alto per noi..in termini di salute ,mi creda io vivo in ansia perenne pensando al suo futuro...ma è alto anche per mia figlia credo!..come fare a rendere sopportabili l'obbedire???

Risposta a Donatella: sia lei a dirgli di andare in bagno ogni minutoe mezzo, lo faccia sorridendo contenta. Vedrà che dopo un po' di volte non ne avrà più bisogno. Se invece perseverasse ne sia felice, vorrebbe dire che ha un figlio con un grande carattere :-)

Risposta a Patrizia: ha ragione Patrizia, a volte passo per scontate troppe cose. Per progetto non intendo una pianificazione, per es.: “Andrò in quella certa scuola, poi mi iscriverò a quella facoltà e alla fine cercherò quel certo tipo di lavoro.” Intendo invece una sorta di “tensione”, molto spesso inconsapevole, in difesa dell’identità e dell’autonomia ( il bisogno di autonomia fa parte molto spesso delle ricerche identitarie dell’adolescenza).Un esempio: supponiamo che sua figlia, intelligente e sensibile, abbia un grande bisogno di sentirsi autonoma e indipendente. Supponiamo anche che voi genitori abbiate un chiodo fisso: la scuola (Non sono molto lontano dalla realtà, come vede  ). Che cosa accadrebbe a sua figlia se le venisse la “voglia di studiare”? Sentirebbe che sta obbedendo. La cosa le è inconsapevolmente insopportabile, e quindi non LA PUO’ fare.

DONATELLA 64 mesi fa

mio figlio da oltre un mese ha tolto il pannetto ed ha 23 mesi. Il problema è che ogni volta che lo metto a letto sia di sera che di giorno mi chiede di andare al bagno ogni due minuti ed io purtroppo mi spazientisco e urlo e lui, poveretto, si mortifica e piange. Cosa mi consiglia di fare.... mi sento così in colpa ogni volta che lo sgrido ma non so come altro comportarmi.

si può definire il non voler studiare ,non fare i compiti ,un capriccio,esagerato direi perchè il limite gli è stato indicato più volte e in molte maniere..buone e meno buone.....ne ha anche subito le conseguenze bocciatura ..esami a settembre ...rinuncie ad uscire con le amiche ecc..eppure si ostina! lei parla spesso di progetto di vita......si spieghi meglio ...mia figlia fino alla 2 liceo aveva un progetto andava bene ascuola riusciva...perchè cambiare progetto....io non capiscodalla seconda un disastro dopo l'altro...... Masoni sono sempre io una lettrice affezzionata anche del forum. Patrizia

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