Obesità infantile, Italia pecora nera d'Europa

31 agosto 2011 
<p>Obesità infantile, Italia pecora nera d'Europa</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

E'allarme obesità fra i bambini italiani, i più ciccioni d'Europa  secondo il 7° rapporto sull'Obesità in Italia dell'Istituto Auxologico di Milano. Un triste primato confermato da quel 36% di bambini di otto anni (in pratica, uno su tre) che sono risultati  in sovrappeso (23,6%) o obeso (12,3%), mentre se allarghiamo il discorso al resto del pianeta, sono ben 155 milioni gli scolari con gravi problemi di peso, 45 milioni dei quali identificati come obesi.

Analizzando ancora il report, particolarmente delicato è il caso della Campania, dove è obeso o in sovrappeso un bambino di otto anni su due (49%): una percentuale più che doppia rispetto al 23% della Valle d'Aosta.

Ma se i piccoli italiani crescono troppo sulla bilancia, anche gli adulti non sono certo da meno, con 20 milioni di connazionali grassi e una percentuale di un uomo normopeso su tre nella fascia 45-64 anni, mentre per le donne il rapporto è di uno a uno. Un trend a dir poco negativo, in linea però con quel +2,5% che rappresenta il tasso di crescita dell'obesità a livello nazionale ogni cinque anni.

«I dati sull'obesità non devono essere sottovalutati - ha spiegato Giovanni Ancarani, presidente dell'Istituto Auxologico Italiano presentando lo studio - visto che nel mondo ci sono circa 1 miliardo di persone in sovrappeso e 300 milioni obese. Non a caso, l'Organizzazione Mondiale della Sanità parla di epidemia di obesità o, con un efficace neologismo,di globesità ».

«L'obesità sta crescendo in maniera lineare - conferma il professor Michele Carruba, esperto di obesità e farmacologo dell'Università di Milano, al Corriere della Sera - e il fenomeno potrebbe esplodere con il contributo delle nuove generazioni».

Insomma, gli italiani si stanno espandendo e la colpa andrebbe ricercata in almeno due fattori concomitanti: il cambiamento delle abitudini alimentari (rispetto agli anni Cinquanta ora si mangia di più ma peggio) e la mancanza di attività fisica, causata da un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita (dai trasporti al riscaldamento). Ma anche l'influenza genetica avrebbe un contributo significativo.

«Diversi studi attribuiscono all'ereditarietà il 40-70 per cento della responsabilità di sovrappeso e obesità - continua Carruba - quindi il peso è un tratto altamente trasmissibile. Come nel caso dell'altezza, dove i cambiamenti nutrizionali negli ultimi 50 anni hanno contribuito all'aumento del valore medio in diverse popolazioni, i cambiamenti ambientali che portano a variazioni del peso corporeo si combinano con un guadagno di peso determinato da fattori genetici».

Ma non pensiate che l'obesità infantile sia solo un mero problema estetico, perché in realtà si tratta di una patologia che può mettere a serio rischio anche la salute. «I danni provocati dall'eccesso di peso si presentano dopo un certo periodo di tempo - conclude Carruba - e se si diventa obesi da bambini, le complicazioni arriveranno prima e ridurranno così le aspettative di vita di una persona. Ma il problema è anche di carattere culturale, perché una recente indagine ha evidenziato come i figli di persone senza titolo di studio abbiano il doppio di probabilità di diventare obesi o in sovrappeso rispetto ai figli dei laureati».

In altre parole, la tassa sulla Coca-cola appena introdotta dal governo francese servirebbe a poco per arginare il problema dell'obesità, meglio invece cominciare ad educare i bambini su cosa mangiare e sui rischi che si corrono quando l'ago della bilancia schizza alle stelle.

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