Ma come si fa a farsi ubbidire dai figli?

13 settembre 2011 
<p>Ma come si fa a farsi ubbidire dai figli?</p>

Parole come ubbidire suggeriscono all'istante il loro contrario, disubbidire, o copncetti simmetrici come: comandare, ordinare, esigere. Non si scappa: se si vuole che qualcuno ubbidisca, occorre che questi abbia ricevuto un comando.

Sembrerebbe semplice, ma tutti - proprio tutti - si imbattono prima o poi nella strana e mortificante condizione di comandare … senza poi essere ubbiditi. Ci deve essere quindi una sorta di condizione, di requisito, che consente di comandare. Qual è?

Anche qui la risposta è facile: si ubbidisce quando si riconosce l'autorità di chi formula il comando. Se è la polizia stradale a segnalarci (comandarci) di fermare l'auto, noi ubbidiamo. Ma se è un ubriaco barcollante e con la bottiglia in mano, siamo assaliti da qualche legittima perplessità e possiamo anche pensare di tirar dritto (lo consiglio, anzi, ma senza investire il poveraccio).

Ora, quando la polizia stradale ci comunica di fermarci lo fa alzando una paletta rossa. Non urla contro di noi, non sventola la paletta minacciosamente, non ci fa  il gesto di chi fra un istante ci darà un sacco di botte, non inarca le sopracciglia in atteggiamento minaccioso/punitivo. Morale: più l'autorità è riconosciuta e accettata e meno questa è costretta a rendere manifesto il suo comandare urlandolo.

Che succede ai genitori? Si tende e giustamente a  privilegiare l'autorevolezza rispetto all'autorità, ma non andrebbe scordato che, in una parte della nostra vita: la prima infanzia, viviamo - anche - un rapporto di potere coi genitori. Sarebbe assurdo pensare di non dare ordini a un bambino (per esempio: non attraversare la strada).

Ora immaginate di osservare due scenette un po' diverse. Nella prima una mamma dice sorridendo e con voce pacata al bambino: non scendere dal marciapiede. Il bambino ascolta la mamma e sta bene attento a non mettere un piede  sulla strada.

Nella seconda vediamo una mamma che urla: «adesso non fare come al solito! Guai a te se scendi dal marciapiede, capito?». E appena la mamma si volta il piccolo, con una strana espressione di sfida … scende dal marciapiede.

Che quella mamma non abbia potere? È una spiegazione fra le più probabili (anche se ce ne sono altre). La mamma che sbraita sta comunicando al  figlio  la certezza che non verrà ubbidita, la sua carenza di potere; è come se anticipasse la sgridata che certamente  poi arriverà.

Conclusione:  mamme, volete che i vostri figli vi ubbidiscano? La regola c'è: meno "comandate" e più vi daranno retta. Ovviamente, se per mesi o per anni avete  urlato ordini, ci vorrà un po' di tempo perché vostro figlio si accorga che siete diventata una mamma sicura, quindi calma e sorridente.

Ora però non pensate di aver risolto tutto: la parola sempre non va d'accordo con i comportamenti umani. È più accettabile dire spesso.

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it

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RISULTATI
anna 63 mesi fa

Grazie dottore ! Se i genitori comandano con affetto , rispetto e solo per le cose importanti, anche i figli si sentiranno più sicuri.

Rossella 63 mesi fa

Bellissimo questo post, grazie per gli spunti, le riflessioni (e le risate!)

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