Mio figlio è intelligentissimo, è sempre andato bene, ma al primo anno delle superiori si è fermato: non fa più niente e va male in tutto. Perché?

10 ottobre 2011 
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primo anno delle superiori si è fermato: non fa più niente e va
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Ogni storia è a sé, ma provare a generalizzare in casi come questi è legittimo. Il tipo di problema è infatti abbastanza noto, ed è stato analizzato da una studiosa americana, Carol Dweck.

Ciò che le sintetizzerò è quindi una ipotesi di spiegazione del comportamento di suo figlio che si può ritenere attendibile, perché è stata verificata nell'arco di qualche decennio su un campione davvero numeroso di studenti.

Primo passaggio: da quando è stato inventato il test per misurare il quoziente di intelligenza (QI) - cioè da poco più di un secolo - l'intelligenza, che è semplicemente "ciò che è indicato dal test", ha assunto un prestigio sociale enorme.

Un prestigio immeritato, peraltro, perché oggi i più informati sanno che l'intelligenza è altro, e che ce ne sono molti tipi. Ma a maggior parte della gente non lo sa ancora.

Secondo passaggio: l'idea che essere intelligenti sia socialmente prestigioso è  assolutamente condivisa - grazie alle volgarizzazioni genitoriali, scolastiche e dei media - da tutti i bambini e i ragazzi.

Terzo passaggio: se a una ragazzina o a un ragazzino hanno detto fin dall'infanzia  (genitori, nonni, insegnanti, amici...) che è intelligente, è molto probabile che questi, consapevole del prestigio ottenuto, non lo voglia assolutamente perdere.

Quarto passaggio: la strategia che metterà in atto per mantenere il suo status è quella di non rischiare mai di commettere errori, al fine di non far nascere il dubbio negli eventuali osservatori.

Da qui la rinuncia ad affrontare compiti appena un po' difficili, prove nuove, rischi di qualunque tipo. Così lo studente «si ferma». La cosa accade spesso quando inizia un nuovo ciclo di studi (le medie, le superiori, l'università), perché è lì che compaiono difficoltà nuove.

La conseguenza di questa scelta, purtroppo, non è quella prevista dai ragazzi: non rischiando, non osando, non permettendo errori, il punteggio del QI…regredisce.

Faccia leggere queste righe a suo figlio, quindi. Può darsi che si riconosca. E gli ricordi, anche, che l'intelligenza vera è ritenuta oggi «incrementale», cioè capace di crescere. E che la si nutre osando, sbagliando, deludendo, e anche facendo figuracce a scuola.

 

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it

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Cristina 64 mesi fa

Dottor Masoni come al solito Lei è "un gancio in mezzo al cielo". Grazie.

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