Quando il figlio mente sui voti

di Marco Vinicio Masoni 

«Mio figlio è pieno di amici ed è solare, ma ci racconta un sacco di bugie sulla scuola: non c'è un voto che corrisponda al vero».

Marco Vinicio Masoni

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foto Corbis Images

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Le bugie, i silenzi, le reticenze, non vengono "prodotti" a caso, per una malformazione della "mente", per una sorta di bugiardaggine innata, ma sono sempre spiegati da "ragioni".

Le porto un esempio. Un ragazzo di 14 anni, prima liceo scientifico, mi racconta: avevo preso un quattro in matematica, io lo so quanto conta un quattro in matematica, faccio lo scientifico, non sono mica scemo, ed ero già piuttosto arrabbiato.

Andando a casa continuavo a calcolare la media per capire come poter rimediare e mi ripromettevo di buttar giù un piano di ripasso per colmare le mie lacune. Io ero uno che in casa diceva sempre tutto, quindi entro e dico a mia mamma : ho preso un quattro in matematica. Mia madre non è che mi ha detto: mi spiace, accidenti, lo vedo che ci sei rimasto male, no! Lo sa cosa mi ha detto? Mi ha detto, urlando "Hai preso un quattro!!!".  Capito? Forse pensava che non lo sapessi ancora. Beh, da quel giorno non ho più detto di un mio voto.

Ora non si senta rimproverata, è normale per i genitori chiedere e poi commentare e giudicare, tuttavia questo modo di fare non incoraggia i figli a parlare e a dire la verità . Il figlio che  non dice nulla o racconta di voti non veri pensa: così forse mi lasciano in pace.

Cosa è meglio fare allora? Lasciar correre su tutto? No, certo che no, ma fra il lasciar correre e lo stressare ci sono molte vie troppo spesso ignorate. Provo a suggerirne una, so che non è facile praticarla, ma ci provo, dunque: suo figlio dice di aver preso un sei e invece poi si scopre che era un quattro.

Cosa accadrebbe a suo figlio se lei anziché urlargli il suo disappunto dicesse: caspita, per costringerti a dire sempre balle dobbiamo averti davvero stressato, senti, per poter dire tranquillamente in famiglia i voti che prendi che reazione vorresti vedere in noi?

Non è difficile indovinare cosa chiederebbe suo figlio, vero? "Vorrei che non ve la prendeste, non vorrei vedervi soffrire, o urlare…" ecc. Perché , vede, signora, tutto quello che  vi uscirebbe di bocca, suo figlio, lo sa già. Mentre dirgli quello di cui ha bisogno: "vedo che ci sei rimasto male, so come si sta", e poi fermarsi qui, senza aggiungere "e adesso studia", sarebbe per suo figlio di enorme aiuto.

Marco Vinicio Masoni è psicologo, psicoterapeuta, psicopedagogista e autore di numerosi libri sull'adolescenza e la vita nella scuola.  È docente presso l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia di Padova e Mestre e dirige il Centro Formazione&Studio - Laboratorio di Psicologia. Vuoi fargli una domanda? Scrivi a community@style.it


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