Mosca: «Prematuri, perché possiamo sperare»

di Francesca Amé 

Siamo entrati nel reparto di neonatologia e terapia intensiva neonatale della Mangiagalli grazie a un'occasione speciale: la donazione da parte di Philips di 10 carrelli sanitari per la gestione della cartella clinica elettronica dei neonati. Il reportage e l'intervista video al professor Mosca, direttore del reparto, che racconta i passi avanti nella cura dei prematuri.

Francesca Amé

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Difficile trovare le parole per descrivere che cosa si prova a varcare quella soglia. Dentro ci sono bimbi appena nati o nati da pochi mesi. Sono minuscoli, alcuni non arrivano neanche a 700 grammi, e le loro culle anziché morbidi giocattoli accolgono tanti tubicini. Accanto a questi scriccioli, i loro genitori. C'è la mamma giovane, che canta una ninna nanna in una lingua sconosciuta. C'è quella più matura, che tiene la mano al marito. C'è un papà che ha gli occhi stanchi, un altro che controlla i monitor con fare esperto.

Siamo nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale della Clinica Mangiagalli di Milano, il più importante centro nascite d'Italia (7.000 parti all'anno, di cui mille con patologie che richiedono il ricovero in patologia neonatale).
Difficile trovare le parole per descrivere piedini minuscoli, pianti che sembrano sussurri, e soprattutto un personale medico e paramedico che pare "danzare" intorno ai 50 letti del reparto. Difficile trovare le parole se il vostro è stato un parto da "due giorni in ospedale e via", perché qui è tutto diverso. Qui si lotta per la vita e, di solito, si vince. Ma la battaglia può durare anche sette o otto mesi.

Le parole però le dobbiamo trovare, perché la Terapia Intensiva Neonatale della Mangiagalli è un gioiello che funziona, e che ogni anno salva il 90% dei bimbi nati prematuri (ovverosia dal peso inferiore agli 1,5 kg)  lì ricoverati, accompagnandoli per mano anche nei successivi dieci anni della loro crescita (uno dei pochi centri in Italia a fornire un follow up così avanzato). Da oggi, il reparto ha un alleato in più: Philips, grazie all'impegno di Aistmar, l'Associazione italiana per lo studio e la tutela della maternità ad alto rischio (attiva dall' '83 grazie all'opera di volontari), ha donato al reparto 10 carrelli sanitari per la gestione della cartella clinica elettronica dei neonati.

Sono carrelli particolari, dotati di una batteria di 16 ore (che copre due turni), comodi, ergonomici, funzionali e iper-efficienti. Permettono un gran risparmio di tempo agli infermieri, perché sono in grado di gestire in modo innovativo la cartella clinica del neonato. Aiutano non solo a recuperare tempo (merce preziosissima, lì più che altrove), sicurezza ("controllano" l'operato del personale infermieristico per mezzo di una continua interazione con il pc, che registra tutto), e a recuperare il "care", ovvero la cura personalizzata, fatta di vicinanza, sostegno e professionalità che è ciò che più sta a cuore al professor Fabio Mosca, direttore di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale della Mangiagalli e presidente di Aistmar. Il professor Mosca dirige l'unica neonatologia in Italia dove la carta è stata abolita, tutto viaggia sui bytes.

E vi assicuro che non si tratta di un fatto formale. L'utilizzo di un livello così sofisticato di tecnologia all'interno di reparti dove bambini piccolissimi lottano per la sopravvivenza fin dal loro primo minuto di vita incide sulla sostanza della terapia. Grazie ai carrelli EMR donati da Philips, il personale medico e gli infermieri possono dedicarsi maggiormente alla cura del neonato e delle loro famiglie, che vanno sostenute in momenti così difficili. Tutto è curato fin nel minimo dettaglio in questo reparto dove i genitori, tramite speciali Ipad posti a capo del letto, possono anche seguire la cartella clinica dei propri figli, minuscoli - e straordinari - lottatori che stanno conquistandosi, giorno dopo giorno, il proprio diritto alla vita.

 


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