Perché mi dice sempre no, no, no?

di Marco Vinicio Masoni 

I no del bambino e i no dell'adolescenza (che arriva sempre prima). Come distinguerli e cosa significano

Marco Vinicio Masoni

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Foto Corbis

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Dice sempre no perché vuole essere lui, o lei, a decidere.

Nei primi no ( quelli che si iniziano a dire nei primi anni di vita) ciò che conta probabilmente per il piccolo è l'affermazione di una qualche forma di autonomia. Noterà che utilizzo termini generici: ci metto un "forse" e un "qualche". Sorrido infatti quando sento dire o leggo di certezze su ciò che pensano e "sentono" i bambini. Vivono in un mondo diverso, oltre ad essere tutti diversi fra loro e noi tendiamo a classificarli e a uniformarli utilizzando espressioni legate a categorie del mondo adulto.

Per essere chiaro, il termine "autonomia", che per noi grandi è tranquillamente condivisibile e comprensibile, deriva da una lunga maturazione sociolinguistica, lunga millenni, intendo. Quando la applichiamo all'agire di un bimbo è come se dicessimo che il nostro piccolo ha già "respirato" millenni di storia. Usiamo quindi questi termini, ricordando però che il nostro linguaggio è molto più povero del nostro pensiero.

Ci sono poi i no adolescenziali. Come si distinguono dai primi? Mentre i primi vogliono dire: vorrei essere io a decidere cosa fare, i secondi tendono a dire: quella certa cosa io vorrei farla, ma, se me la ordini tu, non la faccio più. Insomma, quando scatta l'adolescenza ( e non scatta con la pubertà, ma con l'età culturale nella quale è richiesto questo tipo di autonomia, e questa età sta scendendo) il bisogno di autonomia diventa più importante dei contenuti della richiesta.

Qualche esempio: lavoro spesso con gli studenti e la richiesta forse più frequente che mi viene posta è questa: i miei dovrebbero smettere di dirmi di studiare, perché se me lo dicono, io non riesco farlo.

Facile prevedere la risposta di un genitore al quale racconto questo: «Ma se non glielo chiedo, lui/ lei non fa assolutamente nulla!». Spesso è vero, ma solo temporaneamente. E' praticamente eterno, invece, il comportamento sbagliato se i genitori dicono sempre la stessa cosa.

E perché poi, col tempo, le persone cambiano? Perché crescono!

Cosa vuol dire crescere? Vuol dire fare nuovi, altri incontri, non più genitoriali, e quindi ascoltare anche pareri e giudizi di nuovo tipo. La crescita potrebbe quindi essere facilitata se anche i genitori si comportassero ogni tanto come persone nuove, come nuovi incontri, cambiando qualcosa del loro modo di relazionarsi, facendo cioè autocambiamenti.

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