«Tu che sei il più grande»

di Marco Vinicio Masoni 03 maggio 2012

Quante volte, se siamo stati fratelli o sorelle maggiori, ce l'hanno detto. E ora magari qualche volta questa affermazione la diciamo ai nostri figli. Questa frase è un errore. Lo psicologo ci spiega perché

Marco Vinicio Masoni

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foto Corbis

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Quante volte, se siamo stati fratelli o sorelle maggiori, ce l'hanno detto! Ricordiamo il fastidio, il senso di impotenza, la rabbia, la gelosia per chi poteva permettersi errori  che ai "grandi" ( magari di un anno) non sono permessi. E dovremmo fermarci qui.
Dovremmo limitarci  - ma è molto - a ricordare come si soffriva quando lo dicevano a noi. E se non ci è mai capitato, perché siamo stati fratelli e sorelle minori o figli unici  o abbiamo avuto genitori più attenti a quello che dicevano, se non ci è mai capitato, allora dovremmo immaginare come saremmo stati se ci fosse captato. Non è difficile, semplicemente ci si scorda di farlo.

Questa nota piccola crudeltà genitoriale è figlia di una nostra "non azione". L'azione di immaginare, quando riprendiamo i nostri figli, cosa accadrebbe a noi se avessimo quell'età, oggi, e ci dicessero le cose che stiamo dicendo a loro.

Dovremmo fermarci qui, dicevo, perché ciò che si sente dire spesso invece è che i nostri errori (e comunicare "tu che sei grande" è un errore) possono diventare causa di problemi futuri dei nostri figli. Non mi stancherò mai di dire, come del resto fanno moltissimi miei colleghi, che i comportamenti umani non sono spiegabili con "cause", ma con progetti. I figli progettano la loro vita e ciò che noi facciamo viene da loro vagliato e inserito nel progetto di vita o respinto. Nulla avviene con automatismi meccanici.

L'essere umano pensa, non è l'oggetto mosso in modo prevedibile da una leva. Diciamola quindi tutta: il comportamento umano non è prevedibile. Il che vuol dire che  i nostri figli possono diventare persone meravigliose anche se noi commettiamo un sacco di errori. E dato che i progetti si fanno utilizzando i saperi  disponibili, i nostri figli saranno più capaci di progettarsi quanto più "sapranno", e sapranno molto solo se frequenteranno  anche figure  estranee alla famiglia. Capito  ora perché i vostri errori possono contare poco? Perché non siete gli unici "libri" che loro sfoglieranno.

 

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