Nido, trucchi e consigli per partire con il piede giusto

di Giuliana Grimaldi 

Lacrime e capricci sono spesso la reazione del bambino che si sente "abbandonato" al nido. L'educatrice ed esperta Cristina Malvini spiega come traghettare il nostro piccolo verso un'autonomia serena e felice

Giuliana Grimaldi

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Nido, temuto nido. Per alcune mamme è una scelta obbligata e vissuta spesso con ansie e sensi di colpa. Lasciare il proprio piccolo in lacrime in mano a sconosciuti può essere una prospettiva non certo piacevole. Ma le strategie da mettere in atto per vivere questo momento delicato possono essere tante. Come spiega Cristina Malvini, 30 anni di esperienza negli asili nido, fondatrice e coordinatrice pedagogica del franchising Pianeta dei Bambini, catena che conta 21 affiliati: 
«Il distacco è un'importante tappa della crescita, anche se spesso problematica». Ecco le sei regole da seguire per un atterraggio morbido al nido.

1. Un inserimento graduale dà la possibilità al bambino e alla madre di acquisire fiducia nell'ambiente e nel personale. 
L'ingresso al nido è spesso la prima separazione tra mamma e bambino. Bando quindi, ad ansie e paure, tra cui quella di non trovare persone capaci di codificare i bisogni del loro piccolo. «Solo le mamme conoscono il proprio bimbo: sanno quando piange per un capriccio, quando ha sonno e quando ha fame - spiega la Cristina Malvini fondatrice del Pianeta dei Bambini -. L'inserimento deve servire proprio per passare queste chiavi di comprensione alle educatrici, in modo che possano occuparsi al meglio del piccolo».

2. Anche sulla durata dell'inserimento non ci sono regole uguali per tutti i piccoli: «Non possono esserci tempi predisposti e programmati perché ogni bambino è diverso» suggerisce Cristina Malvini.

3. Un altro consiglio per le mamme è quello di fare tante domande alle educatrici per capire cosa succederà durante le giornate o come si gestiscono certe situazioni.

4. Un trucco per aiutare i piccoli ad ambientarsi, può essere quello di portare con sé un oggetto transizionale, un pezzetto di casa.

5. E poi arriva il momento in cui la mamma se ne va e il bambino piange in modo inconsolabile: «È la crisi da frustrazione del distacco, che dura di solito qualche minuto. Invitiamo sempre la mamma a salutare il bimbo e a spiegare che ora deve andare ma che poi tornerà a prenderlo. Non deve mai andarsene di nascosto, anche se il bimbo piange. Invitiamo poi la mamma a rientrare di nascosto per accertarsi che il figlio si è tranquillizzato» aggiunge la coordinatrice pedagogica.

6. Infine, abbasso i sensi di colpa: «Spesso le mamme convivono con questo stato d'animo perché devono lasciare il figlio per tornare a lavorare o semplicemente per riprendersi i propri spazi - conclude Malvini -. In realtà fa parte di un percorso verso l'autonomia da entrambe le parti. Ho visto tante mamme arrivare al momento dell'iscrizione a pezzi e poi riprendersi piano piano. E se la mamma sta bene, sta meglio anche il bambino».

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