ADHD: il dottor Masoni risponde ai numerosi commenti

di Marco Vinicio Masoni 

Il dottor Masoni risponde ai numerosi commenti legati al suo intervento sul Disturbo del Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD), pubblicato su Style.it il 16 ottobre.

Marco Vinicio Masoni

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foto Corbis Images

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Il dibattito sull'ADHD si è fatto intenso (ndr: 40 commenti nell'articolo precedente). Il problema è dunque fortemente sentito. Ci sono stati interventi risentiti e sono stato accusato di, diciamo, leggerezza diagnostica. Qualcuno ha anche detto, con l'aria di chi se ne intende, che gli psicologi non sono autorizzati a formulare diagnosi. Gli (o le) suggerisco di non fidarsi dei "sentito dire" e di informarsi. Possiamo, possiamo.

Tuttavia involontariamente il mio arcisicuro critico mi consente di partire proprio da qui: pur potendo fare diagnosi non ne faccio e non ne ho fatte. Ora, con un sospiro, mi stavo accingendo a consultare un po' di fonti per rispondere ai difensori del Ritalin e dell' ADHD, quando mi imbatto nell'articolo sull'argomento più recente e più completo che mi sia capitato di sfogliare: Antonio Iudici, Disturbo del Deficit d'Attenzione/Iperattività, 1 / 2 -2012 Scienze dell'interazione - rivista di psicologia clinica e psicoterapia.

Trentun pagine  più otto di bibliografia. Ovviamente lo utilizzo, limitandomi a riportare alcuni brevi estratti (Style.it non è una rivista specialistica):

"Effettuare attività diagnostica dei confronti dell' ADHD è un'operazione complessa. In primis perché a tutt'oggi, nonostante l'enorme produzione di studi e ricerche, non esistono test diagnostici di alcun tipo (biologico, genetico, radiologico) per il "Disturbo del Deficit d'Attenzione/Iperattività", come ribadito dal DSM IV […] e dal National Institutes of Health." (pag.41)
"Tali studi (la frase è preceduta da un lungo elenco di ricerche, nota mia) portano a conclusioni molto differenti dal protocollo diagnostico ISS (istituto Superiore di Sanità), infatti le dinamiche biologiche che vengono associate all'ADD/ADHD a livello cerebrale possono essere spiegate più accuratamente come risultato di elementi psicologici e contestuali piuttosto che di un sistema nervoso danneggiato nel suo sviluppo, malato  o disfunzionante" (pag. 55)

Tunku Varadajan sul Wall Street  Journal (2001):" Perché gli psichiatri ricevano rimborsi dalle compagnie di assicurazione, occorre che essi etichettino un paziente con una patologia riconosciuta. Per questo motivo essi diagnosticano sempre più condizioni patologiche". Infatti la vendita di psicofarmaci è stimata intorno ai 27 miliardi di dollari e i bambini coinvolti nel mondo sono circa 17 milioni, di cui si stima 34 mila in Italia. (pag. 59)

"Le criticità legate all'apprendimento e alla condotta richiedono interventi di natura diversa" (pag.62). In altre parole, aggiungo io, occorre che  la scuola cambi!

Infine: "Se si pensa che in assenza di evidenze scientifiche e in barba  a ogni riferimento psicometrico, il numero degli psicofarmaci utilizzati per sconfiggere i disturbi è notevolmente aumentato, allora i dubbi circa l'attuale modus operandi si fanno ancora più intensi. In sostanza abbiamo la cura, ma non abbiamo la causa della malattia! Questa operazione, priva di riferimenti scientifici, induce molti studiosi a pensare che gli interessi in campo siano maggiori oltre ogni altra cosa. In particolar modo a corroborare tale sospetto si trova la collusione tra industrie farmaceutiche e i responsabili del DSM, tra esigenze di vendita e professionisti preposti alla salute." (pag.71)

Tralascio l'elenco dei danni  e delle vittime provocate dal Ritalin, chi vuole consulti la rivista.

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