Adolescenti, se il tweet tira più del like

di Simone Cosimi 

Un'indagine fa il punto sulle preferenze dei giovani in fatto di social network e social media: mentre Facebook rimane in testa ma perde decine di punti, Twitter e YouTube incalzano la leadership della piattaforma di Mark Zuckerberg

Simone Cosimi

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foto Corbis

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Facebook era e rimane la piattaforma preferita dagli adolescenti di mezzo mondo, italiani inclusi. Meno politicizzata (nel senso che c'è tutto e il contrario di tutto, lì sopra), più disponibile a bizzarre variazioni sul tema, se Twitter è il flusso costante dell'informazione, una sorta di ininterrotta sala stampa mondiale, il social di Mark Zuckerberg era e resta una cameretta assai più personalizzabile. Un luogo da ritagliarsi su misura molto più di quanto sia possibile altrove. Tuttavia, qualcosa sta cambiando. E, a quanto pare, proprio a favore dell'uccellino cinguettante. Non solo perché in termini assoluti il 2012 è stato l'anno del suo boom (toccata la vetta dei 200 milioni di account attivi) ma anche e soprattutto perché, forse anche come effetto di questa esplosione, gli adolescenti sembrano aver voglia di cambiare aria. Almeno quelli statunitensi, circa 5mila, coinvolti in uno studio firmato della banca d'investimenti Piper Jaffray.

Se il 33 per cento dei ragazzi risponde senza dubbio che il social network preferito, quello più importante su cui trascorrere la maggior parte del tempo online, è Facebook, Twitter segue infatti a ruota con il 30 per cento delle risposte. Vince insomma ancora la piattaforma di Zuck, ma con il 9 per cento di preferenze in meno rispetto all'ultima rilevazione, effettuata lo scorso autunno. Nello stesso tempo, Twitter ha avuto un balzo del 3 per cento, per un totale di 12 punti di spread recuperati rispetto al leader, tanto per rimanere dentro termini alla moda. Un crollo clamoroso, soprattutto nella fascia che più popola e dà linfa vitale a questi canali. Che sia l'effetto della sempre più stringente crisi - inizia magari a toccare anche le coscienze dei più giovani? - oppure la voglia di connettersi velocemente senza troppi vincoli, fatto sta che il tweet comincia a tirare più del post o del like.

Non basta. Dall'indagine saltano fuori anche diversi altri spunti di un certo interesse. D'altronde, capire su quali piattaforme passino le ore i più giovani, e quindi quali preferiscano, significa comprenderne le tendenze, i gusti e magari conoscerli meglio. Prevedendone le mosse. Se Google+, la piattaforma messa in piedi da BigG per infilarsi nel bailamme dei social media, non sembra scaldarli minimamente (passa dal 6 al 5 per cento, segno che l'esperimento è sostanzialmente fallito), crescono le applicazioni dedicate al social photosharing. A parte il successo registrato da programmini come SnapShot, che non sono autentici social ma permettono di scambiarsi immagini che poi si autodistruggono (vedi alla voce sexting), dalla rilevazione esce un bel salto in avanti di Instagram (dal 12 al 17 per cento, per altro sempre di proprietà di Facebook). Gli altri rimangono su livelli molto bassi: lo sfizioso Pinterest al 2 per cento, il più indie Tumblr dal 3 al 4 e così via.

Un'altra domanda del sondaggio ha invece indagato quale social media (quindi intendendo ogni piattaforma di condivisione in senso ampio, non solo i social network per intrattenere contatti e relazioni ma anche i calderoni in cui si riversano contenuti e stop) sia il più importante: anche in questo caso Facebook è in testa ma accusa il colpo, perdendo quasi 10 punti percentuali rispetto all'anno scorso. A incalzarlo i video di YouTube, le foto modificate e filtrate di Instagram e, subito dietro, sempre Twitter. Anche se, a dire il vero, in questa seconda rilevazione - fatta salva la divertente piattaforma di photosharing - tutti i brand sembrano perdere qualche punto. Il mercato Usa, come ovvio, è diverso dal nostro. Tuttavia lo studio di Piper Jaffray chiude con una sorta di previsione alla domanda: dove finiranno i giovani su internet? Difficile dirlo, ma certo il canale dell'e-shopping, gli acquisti online, va fortissimo e sembra quello che possa proporre le soluzioni future della società giovane in Rete: il 76 per cento dei ragazzi e il 79 delle ragazze ha infatti affermato di aver comprato online. E uno su due ha detto che ciò che ha comprato è stato influenzato dai propri contatti in rete. Qualcosa vorrà pur dire.

 

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