La famiglia secondo Francesco Facchinetti

di Matteo Losa 

Icona della famiglia allargata, una carriera da "fratello maggiore", scopriamo cos'è la famiglia per uno dei due giudici vincitori dell'ultimo The Voice: Francesco Facchinetti.

Matteo Losa

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Mai avrei pensato di intervistare sul tema della famiglia un ragazzotto in canottiera, occhiali da sole e jeans strappati. Insomma, un me stesso con più tatuaggi sulle braccia. Ma lui sul tema non è solo ferrato, componente di una famiglia allargata di nove persone tra genitori e figli escludendo le ultime generazioni, ne ha fatto un vero e proprio stile di vita, diventando "fratello maggiore", così ama definirsi, di giovani artisti italiani che hanno tutto in regola per sfondare eccetto i riflettori puntati sulle loro teste.

Incontriamo Francesco Facchinetti a Mirabilandia, al termine di uno stunt show mozzafiato targato Hot Wheels che presenta il primo loop nella storia degli stunt show. Roba che lui, me e quelli nati negli anni Ottanta come noi chiedevamo in regalo ogni Natale a mamma e papa per poi giocarci fino in estate. Tanta roba. 'Effettivamente' anche Francesco è senza parole, inaspettato per uno come lui. "Sai quelle cose che vedi sempre in casa tua? Vederle realizzate in grande è un po' come entrare nel mondo di Mazinga!".

Ci troviamo in un parco giochi sinonimo di famiglia… ancora meglio se allargata come la vostra. "Noi siamo da sempre stati una famiglia molto allargata, una famiglia di circensi, mi piace definirci così".

Condizione in cui sembra ti senta perfettamente a tuo agio. Ma è sempre stato così? "Sì, decisamente. Io e i miei fratelli siamo sempre vissuti all'ombra del palco di mio padre, quindi anche se venivamo da mamme diverse condividevamo tutto. Ho anche vissuto con alcuni di loro".

Quindi il fatto di essere figlio di genitori separati, con un padre artista che gira il mondo per tournée, non è mai stato un problema? "No, davvero. Sono stato abituato subito ad avere il padre in giro, quindi non ho mai sentito quella mancanza che diversamente prova chi magari ha il padre sempre a casa e che poi parte stando via per un anno".

Un'infanzia a vedere poco papà, poi arriva The Voice e te lo ritrovi affianco tutti i giorni. "Quando ce l'hanno proposto pensavamo di essere a Scherzi a parte… In due su una sedia?! Ci sediamo in braccio?".

Com'è stato? "All'inizio abbiamo fatto fatica a focalizzare la nostra missione. Poi è stato bello stare tre mesi insieme e condividere con mio padre, e tutte le persone che si sono appassionate a "noi", qualcosa che ha anche portato a casa un risultato".

A proposito di condivisione, tu sei un tipo che con i propri follower condivide quasi ogni pensiero e momento privato… tranne il matrimonio con Wilma. "Più avanti faremo anche quello in pompa magna, ma la prima volta voleva essere una cosa solo per noi, per la nostra famiglia, essendo anche sotto Natale… Più romantico insomma".

E ora come si sta? Il matrimonio cambia il modo di vedere la coppia? Di vedersi insieme? "No", ride. "Per noi è la medesima cosa. Ogni volta agli addii al celibato o al nubilato sento gente dire "Non sposarti", "Mi dispiace" o cose del genere… Io sono l'opposto, ogni volta che ne vedo uno, dico "Grande! È una bella cosa sposarsi!". Quindi fatelo!".

Io non sono ancora papà, quindi chiedo a te: basta davvero vedere nascere un figlio per fare click e spegnere l'interruttore del ragazzo, accendendo la luce dell'uomo? Perché osservandoti, questo è quello che sembra. "L'Uomo Ragno dice che da un grande potere derivano grande responsabilità, io credo questo. Abbiamo un grande potere in mano, il potere di procreare e quando lo utilizzi devi necessariamente sentirne la responsabilità. Da quello che serve a te, passi a pensare a quello che serve a un altro, tuo figlio".

Poi il ragazzo in jeans strappati e tattoo, già padre di due bambini e "fratello maggiore" di un'infinità di altri ragazzi italiani si guarda in giro: "Per esempio, siamo in un parco giochi e prima avrei fatto tutte le giostre più folli dall'alba al tramonto, ora sono diventato un fifone assurdo". "Be', io ci parto di default", gli rispondo io, pensando se il click per diventare uomo scatterà anche a me quando sarà il momento… Ma questa è un'altra storia.

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