Egr. Dott. /Marco Vinicio Masoni, sono la mamma di una
ragazza di 23 anni, abito in provincia di Roma, ho letto l'articolo
che riguarda i figli davanti al computer di notte. Sono andata a
cercare quell'argomento perché mia figlia spesso sta sveglia la
notte davanti al computer e poi si addormenta con la luce accesa.
Le premetto che è una ragazza che dopo vari insuccessi scolastici
in questo periodo sta frequentando una scuola serale per poter
ottenere un diploma. Spesso si assenta e non studia. Non lavora, è
pigra, è ingrassata di molti chili da qualche anno a questa parte.
La sua stanza è inguardabile, dice ora la metto a posto, tenta di
farlo, ma lascia sempre una parte in soqquadro. Non si rifà
il
letto. E trasporta dei panni appallottolati dal letto alla
sedia a seconda della necessità. E' sempre nervosa si altera
facilmente. Penso che sia depressa. Faccio ancora fatica a credere
che quella bambina che rideva, magra, alta, agile e piena di
vitalità è oggi una
ragazza che ha credo i suoi quasi trenta chili in più, con i
brufoli e tanta insoddisfazione. Non so a chi rivolgermi. Ho paura
per il suo futuro. Come devo comportarmi con lei? Grazie infinite
per una eventuale risposta.
Gentile mamma, il primo suggerimento che mi sento di darle è
quello di non utilizzare il termine
"depressa". E' infatti una parola pericolosa perché
facilmente "indossabile", la lasci agli specialisti (fra l'altro il
termine è così generico che perfino noi facciamo confusione e
alcuni di noi sono vittima della strana tendenza a vederla
dappertutto, anche nel passato.)
Poi la invito a ribaltare i discorsi sulla non voglia di
fare (non voglia di mettere in ordine, non voglia di
studiare, non voglia di piacere e di essere in forma ecc.). Sua
figlia in questo periodo della sua vita , molto probabilmente,
"fa", e non svogliatamente, queste cose: resta sveglia fino allo
sfinimento davanti al computer, svolge la faticosa operazione del
"non studio" ( faticosa perché provoca angoscia, sensi di colpa,
nervosismo), ingrassa, si imbruttisce.
La domanda da farsi in questi casi (ma sicuramente troverà
mille pareri diversi , anche professionali, su questo) dovrebbe
essere: "A quale scopo lo fa?" E non quella più
istintiva, ma inutile : "Oddio, perché è così?"
Insomma, presupporre nei nostri figli intelligenza e
intenzionalità è una buona cosa e ce li mostra non come vittime ma
come artefici dei loro problemi.
Poi, dato che questa domanda, difficilissima, non può porla
così, direttamente a sua figlia, dovrebbe tenersela in mente, porla
a se stessa, e quindi cercar di vedere che cosa ottiene la
ragazza facendo così. Come si fa? Non è difficile, quando
sua figlia le mostra quegli atteggiamenti che la fanno
soffrire, la preoccupano o addirittura la spaventano per il suo
futuro, ecco che lei ha già davanti il risultato delle "azioni" di
sua figlia: sono la sua sofferenza, la sua preoccupazione, i suoi
spaventi.
Ora lo spazio concessomi per questi brevi articoli non mi
consente di scrivere un trattato, mi perdoni quindi questa sintesi:
trasformi i problemi di sua figlia in risorsa. Se
non le viene in mente nulla ricorra alle profezie. Gliene offro
una: per stare così male durante l'adolescenza occorre
essere sensibili e intelligenti, e queste due sono le doti più
importanti per farcela nella vita, dica quindi a sua figlia che va
bene così e che questa fase di nervosismo e scontentezza è
l'anticamera migliore per poi diventare belle persone.
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