E se fosse depressa?

di Marco Vinicio Masoni 16 gennaio 2012

Siamo alle prese con una ventenne svogliata, disordinata, apatica. Cosa ne pensa lo psicologo? Sicuramente porsi le domande "giuste" aiuta a vedere le cose in modo diverso e più costruttivo

Marco Vinicio Masoni

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Egr. Dott. /Marco Vinicio Masoni, sono la mamma di una ragazza di 23 anni, abito in provincia di Roma, ho letto l'articolo che riguarda i figli davanti al computer di notte. Sono andata a cercare quell'argomento perché mia figlia spesso sta sveglia la notte davanti al computer e poi si addormenta con la luce accesa. Le premetto che è una ragazza che dopo vari insuccessi scolastici in questo periodo sta frequentando una scuola serale per poter ottenere un diploma. Spesso si assenta e non studia. Non lavora, è pigra, è ingrassata di molti chili da qualche anno a questa parte. La sua stanza è inguardabile, dice ora la metto a posto, tenta di farlo, ma lascia sempre una parte in soqquadro. Non si rifà il
letto. E trasporta dei panni appallottolati dal letto alla sedia a seconda della necessità. E' sempre nervosa si altera facilmente. Penso che sia depressa. Faccio ancora fatica a credere che quella bambina che rideva, magra, alta, agile e piena di vitalità è oggi una
ragazza che ha credo i suoi quasi trenta chili in più, con i brufoli e tanta insoddisfazione. Non so a chi rivolgermi. Ho paura per il suo futuro. Come devo comportarmi con lei? Grazie infinite per una eventuale risposta.

Gentile mamma, il primo suggerimento che mi sento di darle  è quello di non utilizzare il termine  "depressa". E' infatti una parola pericolosa perché facilmente "indossabile", la lasci agli specialisti (fra l'altro il termine è così generico che perfino noi  facciamo confusione e alcuni di noi sono vittima della strana  tendenza a vederla dappertutto, anche nel passato.)

Poi la invito a ribaltare i discorsi sulla non voglia di fare (non voglia di mettere in ordine, non voglia di studiare, non voglia di piacere e di essere in forma ecc.). Sua figlia in questo periodo della sua vita , molto probabilmente, "fa", e non svogliatamente, queste cose: resta sveglia fino allo sfinimento davanti al computer, svolge la faticosa operazione del "non studio" ( faticosa perché provoca angoscia, sensi di colpa, nervosismo), ingrassa, si imbruttisce.

La domanda da farsi in questi casi (ma sicuramente troverà  mille pareri diversi , anche professionali, su questo) dovrebbe essere: "A quale scopo lo fa?" E non quella più istintiva, ma inutile : "Oddio, perché è così?"

Insomma, presupporre nei nostri figli intelligenza e intenzionalità è una buona cosa e ce li mostra non come vittime ma come artefici dei loro problemi.

Poi, dato che questa domanda, difficilissima, non può porla così, direttamente a sua figlia, dovrebbe tenersela in mente, porla a se stessa, e  quindi cercar di vedere che cosa ottiene la ragazza facendo così. Come si fa? Non è difficile, quando sua figlia le mostra  quegli atteggiamenti che la fanno soffrire, la preoccupano o addirittura la spaventano per il suo futuro, ecco che lei ha già davanti il risultato delle "azioni" di sua figlia: sono la sua sofferenza, la sua preoccupazione, i suoi spaventi.

Ora lo spazio concessomi per questi brevi articoli non mi consente di scrivere un trattato, mi perdoni quindi questa sintesi: trasformi i problemi di sua figlia in risorsa. Se non le viene in mente nulla ricorra alle profezie. Gliene offro una: per stare così male durante l'adolescenza occorre essere sensibili e intelligenti, e queste due sono le doti più importanti per farcela nella vita, dica quindi a sua figlia che va bene così e che questa fase di nervosismo e scontentezza  è l'anticamera migliore per poi diventare belle persone.

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