Ci stiamo separando,
come dirlo ai figli?

di Marco Vinicio Masoni 13 febbraio 2012

Le crisi di coppia sono tutte diverse e i figli anche, ma ci sono alcune regole, poche, appunto, che sono così "sperimentate" da poter esser definite quasi generali.

Marco Vinicio Masoni

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Dirò poche cose, perché le crisi di coppia sono tutte diverse e i figli anche, ma ci sono  alcune regole, poche, appunto, che sono così "sperimentate" da poter esser definite quasi  generali. Ne parlerò suggerendo azioni pratiche.

La prima: mettetevi d'accordo, perché la cosa va detta ai figli (o alla figlia o al figlio) INSIEME. Fate delle prove, prima, tra voi, e se il conflitto in atto è così grave da impedirvi anche di collaborar per il bene dei figli, chiedete aiuto a un esperto, affinché vi  guidi e vi supporti in questa azione comune.

La ragione di questa regola sta nel fatto che l'errore più grave che si possa commettere comunicando la separazione ai figli è quello di incolpare l'altro o l'altra della separazione. Fra voi possono volare i coltelli, ma per i vostri figli il papà resta sempre il papà e sentire che la mamma (o, ovviamente, viceversa) ne parla male è causa di sofferenza profonda.

La seconda: la separazione riguarda un allontanamento (più o meno grave) fra voi due, non fra voi e i vostri figli, comunicate quindi che voi ci sarete sempre e che l'affetto sarà quello di sempre. Aggiungete anche che fra voi genitori sarete  amici. Se la parola "amici" vi procura l'ulcera baserà dire che i genitori saranno sempre loro vicini e si sentiranno, fra loro, sempre, per le "cose" dei figli ( c'è qualche eccezione, ne ho incontrate, ma sono poche e legate a casi talmente particolari che non ha senso parlarne qui).

Tutto il resto varierà a seconda del rapporto fra voi, del carattere e della sensibilità delle vostre creature. Ma c'è un "dopo" che va previsto e al quale occorre prepararsi. Spesso, troppo spesso, la mamma, che è quella alla quale vengono generalmente affidati i figli, deve diventare e diventa l'unica fonte di regole e di veti. Il papà, col fatto che se ne sta a casa sua o in macchina e che non è presente per l'educazione dei figli, può sembrare da tollerante/buono a, addirittura, vittima (con qualche ragione se è costretto a dormire in macchina). Conseguenza facilmente intuibile: la mamma la pagherà.

Spesso incontro situazioni simili e mi indigno quando mi si racconta che se la mamma, in difficoltà, chiede aiuto al padre per l'educazione dei figli, questi, che se ne sta lontano (e a volte con una compagna) risponde "Non sai gestirli!".

Un promemoria per le mamme in queste condizioni. Non mollate sulla regola all'inizio di queste righe: non parlate mai male del padre. I figli crescono e verrà l'età nella quale ricorderanno ciò che hanno visto nella loro infanzia. È allora che l'aver tenuto duro si rivelerà un investimento.

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