In Giappone li chiamano Hikikomori. Si potrebbe
pensare che li abbiamo importati, ma non è così. Non si importa più
nulla, queste cose si diffondono senza più direzione, come un gas
portato a caso dal vento, grazie alla pervasività dei media.
Naturalmente questi ragazzi vengono "curati". Come? Provate a
indovinare. Non occorre che diciate il nome dei farmaci, basta dire
"farmaci" e la risposta è giusta, ma va bene anche la psicoterapia.
Sì, perché la prima cosa che passa per la testa del pensiero
comune, o di certa psichiatria e psicologia è che siano
"malati".
Non viene in mente a certi "esperti" che forse la loro è una
critica dura, forte, non organizzata (quindi facilmente
accusabile), a qualcosa che non sopportano e non accettano. Se il
nostro Hikikomori di via tal dei tali a Milano, fosse parte di una
massa di centomila ragazzi che chiusi in casa restano in
contatto col computer e criticano apertamente la nostra scuola e la
nostra società, si solleverebbe la voce di qualche saggio, di
qualche parlamentare per dire: questi giovani hanno ragione.
Ma sono in pochi, ecco dove sbagliano.
Che fare allora?
La famiglia soffre. Vede anch'essa un figlio "disturbato". Ma la
cosa più grave, perché mette in moto un nefasto circolo vizioso, è
che il ragazzo stesso inizia a percepirsi "malato". Così, il
prodotto finale è formato da queste voci:
ragazzo: sto male, sono malato
famiglia: sta male, è malato
società/scuola: sta male, è malato, coinvolgiamo l'Asl (o altra
sigla simile).
Come uscirne?
Non sono certo che se ne possa uscire, e sto bene attento a non
proporre formule da utilizzare alla cieca. Ogni caso è diverso.
Sono però certo che si possa almeno attenuare il
dolore di ragazzo e famiglia. Come? Capendo cosa fa
quel figlio, capendo che il suo è un fare
(non un esser vittima di un morbo), anche se
inesperto e disorganizzato, ed è un fare critico e forte.
Dicendogli/le che lo/la capiamo. In ogni famiglia in queste
condizioni il modo andrà trovato, il linguaggio da utilizzare
studiato, anche grazie all'aiuto di professionisti non dediti alla
patologizzazione. Volete una parola che riassuma tutto ciò
che c'è da fare nei confronti di questi figli? Ve la passo, ma va
declinata, aggiustata, adeguata, e capita: è la parola "
rispetto ".
>> Per ricevere le risposte del dottor Masoni scrivete a
community@style.it