Clelia e Raffaella, tra Fantasia e Realtà!

di Donatella Venditto - Noomray 

Questa settimana le protagoniste della favola di Donatella sono due sorelline e un papà davvero speciali. Scopriamo la loro avventura

Donatella Venditto - Noomray

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Illustrazione di Daria Piromalli

Illustrazione di Daria Piromalli

Clelia, di solito matura e responsabile, gridava al suo pony alato: «Corri come il vento!» e Raffaella, che era molto più timida, ma non voleva rimanere indietro rispetto alla sorella, provava a dare al suo pony dei piccoli buffetti per incoraggiarlo a volare più forte.

Pochi battiti di ali più tardi, Clelia e Raffaella toccarono il traguardo nello stesso momento e corsero in casa per chiedere a papà Vincenzo di preparare loro un mega gelato come ricompensa.

Nel paese di Fantasia tutti i bambini erano molto fortunati, perché avevano a disposizione un mondo meraviglioso nel quale giocare, un mondo che giorno dopo giorno veniva inventato letteralmente per loro. Sì, sì, non stiamo scherzando, in questo posto magico esisteva uno scrittore che giorno dopo giorno raccontava su un grande libro la vita fantastica e avventurosa che ogni bambino meritava di vivere, in quel periodo di tempo breve, ma speciale, che sarebbe stata la sua infanzia.

Ogni sera quello scrittore, di cui nessuno conosceva il volto nè il nome, faceva recapitare sotto la porta di ciascuna casa una storia avvincente scritta ppositamente per ogni piccolo abitante del paese. Il compito dei genitori era quello di leggerla ai propri figli, che il mattino seguente si sarebbero ritrovati protagonisti di avventure incredibili, proprio come era successo a Clelia e
Raffaella con lʼavventura dei pony volanti!

Con la bocca ancora sporca di gelato al cioccolato e lʼallegria di quella corsa tra le nuvole, Clelia e Raffaella si affrettarono a chiedere quale storia meravigliosa avrebbero vissuto il giorno seguente, ma lʼespressione di papà Vincenzo le stupì. «Non avrà mica a che fare con lʼEgitto? Vero papà?». Clelia aveva una sorta di amore e odio per lʼEgitto, e credeva che lʼespressione triste di suo padre si riferisse a questo. Ma si sbagliava. Raffaella seguì curiosa la scena senza dire nulla. «A dir la verità, bambine...oggi non è arrivata alcuna storia per nessun bambino di Fantasia, purtroppo. Credo che per domani non ci sarà niente di fantastico, avventuroso e incredibile...da fare».

Clelia e Raffella balzarono in piedi: «Che cosa vuol dire, papà?». Papà Vincenzo le guardò con aria triste: «Che forse è arrivato il momento per voi e per gli altri bambini che abitano qui di... diventare grandi». Clelia e Raffaella si guardarono: «Grandi? E cosa significa? I grandi non possono divertirsi?».

Papà Vincenzo si accovacciò accanto a loro. «Sì, possono divertirsi anche loro, ma devono vivere in un paese che si chiama Realtà e in questo posto nessuno si inventa per te delle avventure fantastiche. Devi essere tu a costruire ogni giorno le tue avventure».

Clelia e Raffaella erano un poʼ confuse, non avevano mai sentito parlare di questo paese chiamato Realtà e anche papà Vincenzo avrebbe voluto aspettare prima di parlargliene, però credeva che fosse arrivato il momento, visto che il paese di Fantasia, senza più storie, avrebbe presto cessato di esistere per loro.

«Quindi dobbiamo trasferirci in questo nuovo posto, papà?». «Mi dispiace bambine, credo proprio di sì. Non è tanto male, io ci abitavo prima che nasceste voi. Ora andate a letto però, domattina ne parleremo meglio».

Quando Clelia e Raffaella tornarono nelle loro camere, cominciarono a parlare di quanto era successo: «Ma ti sembra possibile? Io ho solo sette anni e tu sei, mi sembra un poʼ presto per il paese di Realtà!». «Sì, Clelia, però se Fantasia sta per scomparire, cosʼaltro potremmo fare?». Clelia ci pensò un poʼ su, poi disse: «Potremmo scrivere noi le storie per tutti i bambini di Fantasia e naturalmente anche per noi stesse! Ci basterà infilare i racconti sotto le porte di tutte le case e Fantasia continuerà a vivere e noi bambini non dovremmo più lasciarla!».

Raffaella, che era molto ordinata, cominciò a sistemare i fogli con tutte le storie che il vecchio scrittore aveva inventato per loro e ad un certo punto disse: «Secondo me, dovremmo fare come si fa con i puzzle!». Raffaella era una vera esperta in materia. «I puzzle?» Chiese Clelia stupita. «Sì - rispose Raffaella - potremmo andare a prendere i pezzi di tutte le storie più belle che lo scrittore ha inventato e mettendole insieme potremmo scriverne di nuove!». Clelia, che era unʼappassionata lettrice, trovò lʼidea bellissima.

Fu così che le due sorelle passarono la notte a leggere le storie che nel corso dei loro primi anni di vita avevano vissuto e mettendo insieme gli episodi più belli e appassionantiriuscirono a scrivere altri cento racconti mozzafiato. Dal giorno dopo, come per magia, ogni bambino trovò sotto la sua porta una nuova storia da poter vivere.

Quando anche papà Vincenzo la trovò per le sue bambine, si voltò e scrutò i loro visetti. Era sicuro che in qualche modo cʼentrassero qualcosa con la ricomparsa delle fiabe, ma non voleva chiedere nulla. Era solo felice di essere il padre di due bambine così intelligenti e sensibili, da essere riuscite a trovare da sole la soluzione più adatta per vivere ancora per qualche anno a Fantasia. Il paese di Realtà poteva aspettare, ma era certo che sarebbero riuscite a cambiare anche quello, quando sarebbe stato il momento. Perché Clelia e Raffaella avevano imparato una cosa importante da tutte quelle storie: nessun eroe, per vincere e raggiungere lʼobiettivo finale, si era mai arreso.

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