Niente cattivi per Sofia!

di Donatella Venditto - Noomray 

A Sofia, protagonista della favola di questa settimana, non piacciono lupi, streghe e draghi cattivi. Ma una notte...

Donatella Venditto - Noomray

Donatella Venditto - Noomray

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Illustrazione di Daria Piromalli

Illustrazione di Daria Piromalli

«E quando il lupo vide Cappuccetto Rosso...» la voce del papà si Sofia si interruppe
quando le sue orecchie sentirono la parola: «Fermo!». Era stata la sua bambina di cinque anni a pronunciarlo con tanta sicurezza e unʼespressione in volto che assomigliava ad un broncio.

«Eʼ solo una favola, Sofia, non vuoi sapere come va a finire?».
«No, non ci penso nemmeno, se cʼè per protagonista un lupo, non ne voglio sapere!».

Il papà sorrise e chiuse il libro. Succedeva sempre così: Sofia detestava le favole che avevano per protagonisti lupi, streghe e draghi cattivi e ogni volta che tentavano di raccontargliene una, lei li fermava non appena sentiva che stava arrivando sulla scena un personaggio poco simpatico. A quel punto papà sapeva cosa fare: chiudeva il libro e inventava, di volta in volta, il resto della storia, sostituendo il Lupo con una bella Fata buona o un Drago cattivo con un dolcissimo Cavallo alato.

Succedeva così che Cappuccetto Rosso diventasse la storia di una dolce bambina che incontrava nel bosco una fata buona o ancora che la storia di Biancaneve diventasse quella di una dolce fanciulla a cui una vecchietta gentile offriva torte di mele. Sofia era sempre felice di sentire quelle storie dolci e a lieto fine. Era questo il mondo che piaceva a lei: un mondo di fragole e panna nel quale nessuno era cattivo e regnavano solo sorrisi e bontà.

Una notte, mentre la casa dormiva in un sonno profondo, Sofia si sentì chiamare e
quando si svegliò per un attimo non capì bene se si trattava di un sogno o della realtà. Per questo aprì bene gli occhi e li guardò uno per uno. Lì, proprio davanti a lei, ora cʼerano il lupo, la strega e un drago alato, ma non avevano affatto lʼaria cattiva.

«Noi non capiamo come mai Sofia!» disse con una dolce vocina la strega.
«Già, perchè ci fai questo?» rispose con un goffo accento il drago.
«Io? Fare cosa? Non capisco...» disse Sofia sgranando gli occhi.

Intervenne il lupo, che non era affatto minaccioso come le fiabe avevano sempre
raccontato, anzi, era timido e molto gentile: «ecco, vedi Sofia...non capiamo come mai ci cancelli sempre da tutte le storie. Ogni volta che uno di noi sta per fare la sua comparsa sulla scena...tu...tu, ecco sì, cambi la storia e ci sostituisci con fate madrine, cavalli alati e gnomi gentili...».

«Oh... - adesso Sofia capiva a cosa si stavano riferendo - mi dispiace, ma non amo i personaggi cattivi, preferisco quelli buoni, sono più simpatici!».
«Piccola Sofia, se tutti i bambini facessero come te noi non avremmo più un lavoro!» disse la strega che di persona non aveva quel ghigno perfido, ma il sorriso dolce di una mamma.
«Mi dispiace molto, io non volevo ma voi mi siete sempre sembrati così spaventosi...».

Sofia inclinò la testa e li osservò meglio. In realtà loro di spaventoso non avevano un bel niente. «Noi non siamo spaventosi - disse il drago con quellʼaccento buffo - sono gli scrittori a farci apparire così, perché noi in realtà abbiamo un compito importantissimo...».
«Sul serio? E qual è?». Chiese curiosa la bambina.
«Dobbiamo insegnarvi che non tutto nella vita è semplice o che non tutti sono buoni ma che con coraggio, bontà e intelligenza il bene trionfa sempre. Pensaci bene, è questo il nostro ruolo».

Sofia rifletté su quelle parole: «A questo non avevo mai pensato, in effetti».
«Non importa - disse la strega - volevamo solo che pensassi al fatto che nelle fiabe, come nella vita, ogni cosa ha un motivo di esistere perché ha qualcosa da far capire. La prossima volta, lascia che papà o mamma finiscano la storia e capirai meglio quello che ti abbiamo spiegato».

Con un dolce sorriso il timido lupo, la dolce strega e il buffo drago salutarono Sofia che si riaddormentò facendo un sacco di bei sogni. La sera dopo, quando papà tornò da lei per darle la buona notte, Sofia gli chiese di raccontarle di nuovo la fiaba di Cappuccetto Rosso. Papà la accontentò e quando arrivò alla frase che parlava del lupo, sostituì la parola lupo con fata. Sofia a quel punto gridò: «Fermo!».
«Perché? Non ho pronunciato la parola lupo...».
Sofia sorrise e prese il libro dalle mani di papà: «lo so, ma credo sia arrivato il momento di conoscere la vera storia».

Papà sorrise e orgoglioso della sua coraggiosa bambina riprese a raccontare. E sì, ora la piccola Sofia non aveva più paura di lupi e streghe e non ne aveva più soprattutto perché li aveva conosciuti e aveva capito che non cʼera nulla da temere. Spesso si ha paura di qualcosa solo perché non la conosciamo e ci dimentichiamo di ricordare che conoscere significa imparare. Imparare a non avere paura, a capire che il male può esserci ogni tanto, ma anche che con coraggio, bontà e intelligenza siamo molto più forti di lui e riusciremo a sconfiggerlo. Sempre.

 

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