Un amico invisibile per Maria Celeste e Ludovica

di Donatella Venditto - Noomray 

Le due sorelline protagoniste della favola di questa settimana si trovano alle prese con un problema che supera i confini della Terra. Scopriamo insieme di che si tratta...

Donatella Venditto - Noomray

Donatella Venditto - Noomray

ContributorScopri di piùLeggi tutti


Illustrazione di Daria Piromalli

Illustrazione di Daria Piromalli

«Ti ho detto che era qui, io non l'ho preso, davvero!» Ludovica era scappata via di corsa, prima che la sorella potesse riacciuffarla. Se mamma Margherita avesse scoperto che Maria Celeste aveva preso di nuovo il suo i-pad di nascosto, questa volta si sarebbe arrabbiata. Maria Celeste detestava quando le persone se la prendevano con lei, ma non poteva fare a meno di pensare che la colpa le venisse sempre data, senza una vera ragione.

Proprio quando stava mettendo sottosopra la camera per tentare di trovarlo, la piccola Ludovica tornò: «Ehi! Dove sono finiti i miei libri?» chiese picchiettando sulla spalla della sorella. «Io non ne ho la minima idea e adesso lasciami continuare la mia ricerca!».

Quando Maria Celeste si voltò di nuovo, notò che dal suo ripiano delle cose preziose, mancavano anche le cinque coppe e le tantissime medaglie vinte con le gare di nuoto e di corsa, delle quali era una vera campionessa. Il suo volto divenne blu dalla rabbia per un istante: «Ludo! E le mie medaglie? Hai preso anche quelle?».

«Cosa? Io ho le mie di medaglie...guarda!» quando anche Ludovica si voltò verso la mensola dove di solito riposavano le sue due medaglie e la coppa vinte con la corsa, notò che non c'erano più! Ma cosa stava succedendo? Perché tutte le loro cose sembravano sparire? Forse perché era proprio così!

Maria Celeste e Ludovica infatti, voltandosi, videro all'improvviso le medaglie, le coppe, i libri e l'i-pad di mamma fluttuare sospesi nella stanza. Le due sorelline si guardarono stupite, senza capire cosa stesse succedendo, poi si decisero a seguire quegli oggetti, per capire dove stessero andando.

Piano piano, le coppe, le medaglie, i libri e il tablet di mamma andarono ad adagiarsi per terra, all'interno di un ripostiglio al buio. Non avevano la minima idea di quello che stava succedendo, fino a quando nel buio, non apparve un piccolissimo bagliore. Per un attimo, all'interno dello stanzino privo di luce, Maria Celeste e Ludovica videro un bambino.

Le due sorelline spalancarono la bocca dalla sorpresa vedendo che era stato lui a portare tutte le loro cose in quell'angolo. Ludovica provò l'impulso di strappargli le cose dalle mani per riprendersele, ma si trattenne, perché quello che vedeva era davvero molto strano.

«Oh, oh...- disse il bambino che portava uno strano cappello - voi potete vedermi?». «Certo che ti vediamo...ma tu chi saresti?» chiese Maria Celeste.
«Che strano, voi non dovreste riuscire a vedermi...io sono invisibile!». Le sorelline si guardarono ancora. Effettivamente, prima, nella loro stanza, non l'avevano visto. «Ah, il buio, mi fa sempre questo effetto, annulla la mia invisibilità!».
«Invisibilità? Ma tu chi sei e da dove vieni?» chiesero quasi in coro.
«Da un pianeta lontano due galassie. Mi hanno mandato sulla Terra per prendere pi informazioni possibili sul modo di vivere dei bambini che abitano questo mondo».

Maria Celeste e Ludovica non credevano alle loro orecchie: stavano davvero parlando con un essere proveniente da un'altra Galassia? «Molto piacere comunque, io sono Tommy». Tommy spiegò di essere il figlio del presidente di Eptaton, una cittadina dello spazio intergalattico che da anni stava vivendo un duro momento. Infatti i bambini che abitavano nel loro pianeta avevano perso la voglia di giocare e un paese nel quale i bambini non provano più la gioia di giocare, ridere e saltare un paese destinato alla rovina.

Per questo era stato inviato sulla Terra, per scoprire il segreto dei bambini terrestri. Sulla sua lista, ad un certo punto, erano spuntanti anche i nomi delle due sorelline di nove e sette anni, che a gioia di vivere non venivano battute da nessuno. «Per questo ho preso i vostri oggetti, per studiarli... ma visto che ormai mi avete scoperto... tanto vale che siate voi a raccontarmi il perché voi bambini terrestri siate sempre così gioiosi».

Maria Celeste e Ludovica si sedettero a terra e mentre loro due, senza luce, erano praticamente invisibili, il loro nuovo amico sembrava risplendere nel buio, illuminandole. Maria Celeste cominciò a raccontare di tutto ciò che amava fare, come del nuoto, della corsa, della tv che amava guardare e delle cose elettroniche con cui amava passare il tempo. Anche Ludovica la imitò e parlò a Tommy della sua passione per il nuoto, la corsa e  i libri, ne divorava uno da 180 pagine in due giorni e a tavola mangiava solo cinque cose, ma nessuna verdura.

Il giovane Tommy ascoltò ogni parola e prese appunti. Erano tutte cose molto interessanti, ma dubitava che una di quelle potesse essere la vera ragione di quella gioia di vivere che i bambini terrestri avevano addosso. «Scusatemi ragazze, ma deve esserci dell'altro!». Ludovica e Maria Celeste si guardarono scuotendo la testa. «No, non c'è!»

Maria Celeste, che era sensibile e generosa, voleva tanto aiutarlo, ma non aveva idea di cos'altro raccontargli per farlo. Anche Ludovica voleva, ma anche lei non sapeva come farlo. «Un momento!- disse d'un tratto Tommy- tutte queste cose di cui mi avete parlato, di solito le fate insieme, vero?». «Qualcuna sì! Siamo sorelle, passiamo un sacco di tempo insieme!» risposero le bambine, che si erano dimenticate di dirglielo.

«Ho trovato! I bambini del nostro paese non hanno voglia di giocare perché non hanno nessuno con cui farlo! Noi siamo tutti figli unici e non andiamo in quella che voi chiamate...scuola! Senza la compagnia giusta, chi avrebbe voglia di giocare, no? Guardate voi due invece: avete tanti interessi e questo perché l'una alimenta quelli dell'altra. Torneò ad Eptaton e avvierò un programma di ricerca per l'adozione di un fratello e una sorella, mi avete aiutato moltissimo!» Tommy restituì loro tutti gli oggetti che aveva preso e in un attimo, sparì,dopo averle ringraziate per il loro preziosissimo aiuto.

Maria Celeste e Ludovica si guardarono di nuovo. In fondo si erano preoccupate di raccontargli qualsiasi cosa, ma avevano dimenticato che se tutte le cose della loro vita le avessero fatte da sole o senza potersele raccontare, sarebbe stato tutto molto meno divertente. Sì, compreso litigare!
«Mi dispiace di averti accusato!» disse Maria Celeste.
«Anche a me» replicò Ludovica.
«Ti andrebbe di giocare un po' insieme?»
«Certo!»

Maria Celeste e Ludovica avevano avuto bisogno di un omino invisibile proveniente da un altro pianeta per ricordarselo: si possono saper fare mille cose e vincere mille gare, ma l'amore e l'affetto di una sorella sono il vero motore che aiuta a crescere, l'unico oggetto prezioso che ricorderemo per sempre da adulti, ripensando a quegli anni indimenticabili, chiamati infanzia.

>> Ti piacerebbe una favola personalizzata? Scrivi a community@style.it mettendo come oggetto LA MIA FAVOLA e inserendo nell'email nome, età, carattere del bambino (e possibilmente una foto che non viene pubblicata ma aiuta Daria per l'illustrazione).

>> Scopri il mondo di Noomray


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter di Style.it