Mononucleosi e bambini: come riconoscerla (e cosa fare)

di Silvia Gianatti 

Raramente colpisce i bambini sotto ai due anni, spesso passa senza che nessuno la distingua da una banale influenza. Ecco i segnali da tenere sotto controllo

Silvia Gianatti

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La mononucleosi è comunemente chiamata la malattia del bacio, perché si trasmette attraverso la saliva. Basta quindi un gioco condiviso, un bicchiere, una posata e lo scambio del virus è compiuto. Malattia virale della famiglia degli Herpes, interessa le ghiandole. Si ingrossano le tonsille, i linfonodi del collo, a volte anche la mila e il fegato. I sintomi però sono lievi (o addirittura assenti) e spesso questa malattia non viene diagnosticata.

Da sapere invece che dall'asilo al liceo, è tra le malattie più diffuse. Più il bambino è piccolo, meno i sintomi sono evidenti, ecco perché è più comune parlare di mononucleosi in adolescenza, tra i 15 e i 25 anni, quando invece i segnali sono più visibili. Non contagiosa in fase di incubazione, lo diventa quando compaiono i primi sintomi. Non hanno da temere le mamme incinta, in quanto non è una malattia pericolosa per il feto. Non hanno da temere neanche le neomamme perché nei primi mesi di vita il proprio bebè è coperto dagli anticorpi della mamma.

Come si riconosce: sembra un'influenza, il bambino presenta sintomi di malessere generico, con mal di gola, mal di pancia, nausea, mal di testa, tanta stanchezza. La secrezione sulle tonsille (che ricorda le placche) è uno dei segni più riconoscibili.
Nella fase più critica della malattia il termometro può anche raggiungere temperature elevate, si cura quindi con normali antipiretici. In caso di dubbio la risposta viene data da un semplice esame del sangue che analizza gli indici di infezione (in particolare con il dosaggio delle immunoglobuline che segnalano l'infezione in atto). Nel giro di 15 giorni la maggior parte dei disturbi scompare, torna anche l'appetito, spesso mancante durante la malattia (non c'è da allarmarsi, in questo caso il bambino si autoregola, se non ha fame non serve forzarlo).

Rimane una grande stanchezza, che può durare anche mesi. Il bambino quindi che la contrae può tornare in asilo quando scompare la febbre, c'è però da tenere sotto controllo il livello di stanchezza, a volte debilitante. Si consiglia di tenerlo a casa qualche giorno in più. Allo stesso modo, per riprendere uno sport pomeridiano, è consigliato, come sempre, rivolgersi al proprio medico di fiducia per controllare che sia tutto rientrato. Dopo la mononucleosi infatti le difese immunitarie del bambino possono essere più basse. Sì quindi a tanto riposo, un'alimentazione sana, tante vitamine. Aspettando che passi.

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