Amniocentesi: tutto quello che serve sapere

di Francesca Favotto 

L'amniocentesi è un esame di diagnosi prenatale intorno al quale vi sono molti dubbi, qualche paura, poca chiarezza a volte. Ecco una miniguida su quando farlo e come si effettua.

Francesca Favotto

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Foto: Corbis

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Quando si rimane incinta, uno degli esami che spaventa di più in assoluto, vuoi per la tipologia, vuoi per il possibile esito, è quello dell'amniocentesi, di cui tutte abbiamo sicuramente sentito parlare, ma sul quale ancora ci sono dei dubbi riguardo l'effettiva necessità e sul come e quando si effettua. Ecco un vademecum per rispondere a tutte le domande in merito.

Cos'è? L'amniocentesi consiste in un prelievo transaddominale di liquido amniotico dall'utero, per consentire la diagnosi prenatale attraverso l'analisi di campioni biologici, grazie ai quali è possibile stabilire il cariotipo del feto, ovvero la mappatura dei suoi cromosomi. Se i risultati prevedono un'anomalia, ovvero se vengono riscontrate patologie, come la trisomia 21, o Sindrome di Down, le malattie ereditarie e alcune malattie del sistema nervoso centrale, i genitori possono decidere, con l'aiuto dei medici, di ricorrere all'aborto.

Quando? Si può praticare dalla sedicesima fino alla diciottesima settimana e viene caldamente consigliata alle future mamme dai 35 anni in su, poiché è probabile che con l'età aumentino i casi di trisomia 21, ma anche in caso in cui ci sia un alto rischio di malattie ereditarie o di persone con la Simdrome di Down in famiglia. In alcuni casi di gravidanze fortemente a rischio, per esempio in quelle in cui ci siano dei sospetti in merito a malformazioni neurologiche o di insofferenza fetale, l'amniocentesi può essere prescritta anche dopo la ventesima settimana. La decisione se sottoporsi o meno a quest'esame spetta comunque sempre e solo alla diretta interessata, che può anche rifiutarsi per motivi etici o personali.

Come? L'esame in totale può durare intorno ai trenta minuti. Si comincia con un'ecografia, per indagare le pareti dell'utero, l'estensione della placenta ed eventuali anomalie fetali. Poi viene scelto il punto in cui inserire l'ago: attraverso l'addome, lontano dal feto e provando la sensazione simile a una puntura, si preleva in questo modo 15-20 ml di liquido amniotico, che verrà successivamente analizzato. Nonostante sia molto semplice come esame e per nulla invasivo, c'è un rischio di aborto dello 0,5 - 1%: perciò, si raccomanda alle future mamme di stare a riposo per i due giorni successivi.

DA STYLE.IT

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