Parto in acqua: cos'è e come funziona

di Francesca Favotto 

Va sempre più di moda, è sempre più richiesto, ma non è consigliabile a tutte: ecco tutto quello che dovete sapere sul parto in acqua.

Francesca Favotto

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È sempre più consigliato e sempre più scelto da molte future mamme come modalità per far venire alla luce il proprio bambino: è il parto in acqua, una pratica molto in auge nell'ultimo periodo. Perché da lì proveniamo, ci formiamo, cresciamo fino ai nove mesi in un ambiente liquido, quindi i medici dicono che per il bambino non è traumatico il contatto con l'acqua appena nato. Ma il parto in acqua, per quanto più naturale o meno doloroso possa essere, non è ideale per tutte. Vediamone insieme i pro e i contro.

Partorire in acqua consiste proprio nel fa nascere il neonato in un ambiente acquatico, che sia una piscina o una vasca, ma non una qualunque: infatti, sono più grandi e profonde di quelle normali e si possono affittare in molti ospedali. Il parto in acqua non è una cosa che si può decidere da sole, bisogna infatti prima chiedere un consulto alla ginecologa e all'ostetrica per capire se è possibile farlo nelle condizioni in cui si è: è sconsigliato, infatti, se siete a rischio di un parto prematuro, se il feto è in posizione podalica o se state per partorire dei gemelli. Tenete conto poi che non tutti gli ospedali son forniti di vasche o piscine per questo genere di parto e che in acqua non potrete avere l'epidurale. Infine, considerate che i residui organici prodotti naturalmente durante l'atto poi galleggeranno nell'acqua, quindi se siete facilmente impressionabili, è meglio di no.

Come funziona? Si può entrare in acqua già al momento del travaglio, poiché dicono che l'azione avvolgente dell'acqua aiuti a rilassare i muscoli pelvici e a rendere meno dolorose anche le contrazioni. Al momento del parto, i medici consigliano di entrare in acqua, essendo dilatate di almeno 5 cm: la ginecologa e l'ostetrica saranno sempre con voi, e se lo desidera, anche il vostro compagno potrà essere presente. Attenzione, però: se il travaglio va troppo per le lunghe, se l'acqua diventa troppo sporca o se ci sono delle complicazioni, verrete invitate a uscire dalla vasca e a proseguire in sala parto.

I benefici di un parto in acqua sono indiscussi: l'acqua sostiene il corpo, agevolando alcune posizioni e alleviando il dolore. Quindi, permette di compiere un grande sforzo senza molta fatica e allenta le tensioni, proprio come quando si fa un bel bagno rilassante. Alcuni medici, però, sostengono che partorire in acqua possa allungare il travaglio, proprio perché l'acqua ha il potere di abbassare notevolmente la pressione sanguigna.

Farlo in casa? Certo, è possibile. Ma dovete tenere in considerazione un paio di cose: per farlo, va noleggiata una piscina apposita, che può costare intorno ai 400 euro, quindi dovete valutare se avete lo spazio per ospitarla e come la svuoterete dopo. Infine, dovrete comunque allertare la ginecologa, di modo che al momento del parto vi possa assistere.

DA STYLE.IT

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