Dopo i primi due incontri aggiorno lo status di Facebook:
"aperta una finestrella in Luca. Il
punto delicato non è tanto introdurvi cose da fuori, ma
impedire che escano quelle da dentro,
riorganizzandole. Perché Luca è un genio, di cui si
parlerà. Bella responsabilità, bella lezione per me, in
primis".
Dopo il quarto incontro, purtroppo, mi toccherà scrivere questo:
"l'anziana portata a spalla tra i flutti era la nonna di Luca.
Oggi si parlava d'inquadrature, ma lui ne aveva una precisa negli
occhi".
Genova sott'acqua come in Dolcenera, la canzone di De André.
Difficile descrivere cosa significa un evento del genere. Sentire
lo scroscio dei ruscelli vicino a casa gonfi come autostrade.
Telefonare all'asilo per sapere come va. Vedere su internet le vie
del centro trasformate in fiumi. Difficile per ciascuno di noi.
Figurarsi per Luca. Lui vive in uno dei quartieri più colpiti, ci
sono stati morti. Ma soprattutto è stata spazzata via la
sua quotidianità . Un ragazzo abituato a ragionare per
giustapposizioni di immagini e a usare stimoli tranquillizzanti per
placarsi, come può reagire a un'alluvione? Tutto frana,
anche dentro di lui. La sua adorata nonna portata a
spalla. Il fornaio dove comprava la focaccia al mattino, la fermata
dell'autobus. L'intera mappa delle sue abitudini quotidiane. Un
disastro, una calamità psicologica.
Così si presenta, quel lunedì. Il colore del suo volto tradisce
le emozioni. È rossastro, continua a lanciare lo sguardo verso il
soffitto, a sfregarsi le mani. Ha con sé il tubo di plastica che
usa a scuola, per portare i fogli. Lo agita nervosamente. Vengo a
sapere che ha sfogato la sua tensione post-alluvione sulla
madre, e che anche al suo compleanno c'è stata tensione.
Prima di ogni altra cosa voglio ripassare il discorso sulle
inquadrature. Lui tira fuori dal tubo un lavoro fatto a casa, che
mi spiazza.
È tornato sull'argomento, ci ha pensato: Primo Piano,
Mezzobusto, Busto, ecc… sintetizzati con forza, ripassati a
pennarello. Poco importa che il personaggio cubista eletto a modello
nell'ultima vignetta dica: "Bye, Bye, finocchione". La dimensione
sottilmente ironica di Luca mi mancava!
«Lorenzo, io voglio imparare i programmi di animazione per fare
i cartoni animati. Voglio diventare come Giancarlo
Governi, di Supergulp, così rendo famosa
la mia eroina perfetta di nome Sheila (pronuncia scèila)!».
«Vedremo, Luca. Ora proviamo a disegnare quella cosa che ti è
capitata al compleanno. Leggo che hai litigato con un tuo amico,
c'è stato uno scontro…».
Lui a occhi bassi.
«Voglio che tu mi parli di Valentina di Crepax», devia il
discorso, «e di un manga porno, anche se io non posso guardarlo,
perché bisogna essere maggiorenni».
Poi mi spiattella giaculatorie su un paio di film horror.
Okay, affrontiamo la cosa di petto.
«Luca, proviamo a fare uno schema dei generi».
Traccio un diagramma con la prima colonna occupata dalle caselle
HORROR - WESTERN - COMICO - FANTASCIENZA - AZIONE/AVVENTURA -
MUSICAL - EROTICO - GIALLO. Chiedo a Luca di far corrispondere
titoli ad ogni casella: film, fumetti o altro. Non ne sbaglia uno,
ogni cosa che ha visto la sa collocare nel giusto filone.
Ha una cultura visiva ricca e diversificata, si
capiva. Predominano il comico e la fantascienza. È
abbastanza contento del giochino, forse non ha mai compiuto questa
operazione di incasellamento. Piccoli passetti nel
tentativo di canalizzare la sua spazialità . Ecco che
Zombi, Il ritorno dei morti viventi vanno nel
primo comparto. Valentina finisce nell'eros. Una certa
Paprika la cita un po' dappertutto. So che Serena, la
psicologa, nei suoi colloqui con Luca punta molto sull'ossessione
per l'horror. Voglio fare da sponda.
Luca me ne offre la possibilità, di sua iniziativa mi scrive un
nome.
«Si chiama Seker (pronuncia sìker), è il mio
nuovo personaggio, un vampiro col martello, poi c'è un bassista e
un batterista, che fanno un gruppo». «Musicale?». «Sì, con le
avventure. Forse è questo il mio personaggio preferito, adesso.
Seker».
Ragiono su questo nuovo conflitto nel suo immaginario.
Seker il vampiro contro
Sheila.
Non arrivo a particolari deduzioni, finché non gli chiedo di
aprirmi il tubo e mostrarmi i disegni che ha fatto a casa. Ormai
l'incontro è finito, siamo in piedi. Mi cala davanti un foglio
enorme, una specie di pala d'altare, composta da una marea di
snodi. Difficile riprodurla con uno scanner A4 - penso - dovrò
agire a pezzi. Mi accorgo che tutto il disegno scaturisce
da una figura che svetta, in alto. Gronda sangue, da mani
e piedi inchiodati a una croce. Il liquido rosso cola su altre
vignette, su altri personaggi. Guardo il volto di quel Gesù, ne colgo l'espressione, le
fattezze. Mi devo sedere, come travolto dalla piena di un
torrente. Abbiamo scampato l'alluvione di Genova, non quella di
Luca.
Confermo lo status di Facebook: è un genio, di cui si parlerà.
(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te -
5 - continua)
>> LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3
I confini sono post-it - 4
>> LA GALLERY
Il mondo di Luca