«Stavo pensando d'imparare a dimenticarmi l'horror!».
Decisioni importanti, dopo l'alluvione. Serena mi comunica la
frase solenne di Luca, pronunciata durante un colloquio. L'armata
delle tenebre, gli Zombi, le case infestate, sono destinate a
capitolare! Alleluja!
Diamoci dentro, in senso letterale: quando Luca decide una
cosa si apre una porta dentro cui infilarsi al volo. Conosce poco
le sfumature, per lui è tutto bianco o nero.
Ci stiamo riuscendo, quindi, con un attacco su più fronti. Il
fronte terapeutico, con Serena che cerca strategie comportamentali.
L'azione della madre, che arriva a spiazzare il figlio con quella
frase già accennata: «Luca, non riesci più a disegnare i
fumetti, da quando c'è questo horror. L'horror ti ha
invaso…».
La fantasia risucchiata, suggestione potente.
Ovviamente, l'impatto con l'evidenza scatena nel ragazzo un
cataclisma. E la madre è sempre il puntaspilli di queste tempeste
emotive. Spesso, i week-end sono difficili per lei. «È colpa tua,
mamma!…», una frase che la donna si sente ripetere molto
spesso.
Luca tende a rimuovere qualsiasi responsabilità. Se va a
sbattere contro un tavolo, la colpa è del tavolo. Se dimentica
qualcosa, la colpa è di qualcuno che l'ha distratto. E così via
fino a salire alle cose più importanti. Anche perché lui è
consapevole che gran parte dei suoi disagi deriva davvero da un
fattore esterno: l'epilessia.
Si può azzardare che lo 'scaricabarile' parta da questo problema
a monte, che lui non vuole neanche nominare. Altra caratteristica
di Luca è evitare di pronunciare i nomi delle cose, per farle
magicamente sparire. «… Ero deluso dal giramento di testa e non
sono andato a scuola…». I sintomi li racconta così: «Mi ha
ubriacato la lingua».
Il primo attacco epilettico lo ha colpito intorno agli undici
anni, e lo ha peggiorato, rallentando l'apprendimento e rendendo il
carattere più instabile, collerico. Ancora prima il quadro generale
era stato squassato dalla morte del padre. Lui aveva tre anni. Ci
sono moderne teorie circa le cause scatenanti di stati autistici
latenti. Ecco, quel trauma potrebbe essere il momento clou della
regressione.
Attenzione, non sbagliamoci, non è tutto plumbeo. Anzi, confermo
l'impatto iniziale. Luca, è un ragazzone simpaticissimo,
disponibile, incline al sorriso. Solo che naviga in quel
mare.
Serena mi spiega un gioco che hanno fatto. Gli ha appiccicato sul
maglione un ritaglio con la parola "epilessia", per fargli capire
che anche se non viene nominata, la parola c'è, è sempre lì,
bisogna conviverci.
Mi ritaglio un piccolo ruolo nel fronte di attacco contro
l'horror. Avergli ingabbiato la mistica del divertimento estremo,
spiegandoglielo. Proponendogli modelli narrativi diversi. Mettendo
più in scena lui, smontandogli il giocattolo, che stava diventando
valvola di sfogo e corazza emotiva. Insomma, il tentativo di farlo
entrare nei meccanismi della narrazione un gradino alla volta, e ad
ogni gradino infilando uno squarcio di vita sua.
Rispettarlo, ma costringerlo a mettersi un po' in
gioco.
S'insegna, ma soprattutto s'impara. A ogni incontro acquisto
sempre più autorevolezza. Cerco e mi faccio cercare dai suoi occhi,
calibro la voce in modo omogeneo. Così se vario leggermente il tono
per richiamare l'attenzione, la cosa funziona. Frasi brevi,
concetti basilari. Ascoltare le sue divagazioni, ma
riportarlo sempre in rotta. Sento la burrasca sempre presente
all'orizzonte, anche quando sembra esserci bonaccia, ma sto
a poco a poco imparando a navigare con Luca.
«Ah, poi c'è anche il problema dei videogiochi», mi avverte
Serena. Tùrna, si dice a Genova. Nel senso di anche
questa ci tocca?. Siamo seduti uno di fronte all'altro. Lo
guardo disegnare. È sempre geometrico, butta giù la figura come se
l'avesse prestampata in mente.
«Perché non fai uno schizzo, prima?».
«Uso tutti gli strumenti».
Sembra una risposta incongrua, ma non è così. I suoi personaggi
diventano sempre arzigogoli.
«Per diventare il disegnatore di fumetti perfetto devo trovare
le parole».
«È vero, Luca. Le cercheremo».
Teniamo la metafora e la rotta. Ci sono pirati a bordo,
i vari problemi di Luca. Ora scoviamo i marinai migliori e
organizziamo l'ammutinamento!
Mhm, può essere un'idea per la prossima storia da imbastire
insieme.
(cronistoria di una terapia - ho imparato a fidarmi di te -
6 - continua)
>> LE PUNTATE PRECEDENTI
Ho imparato a fidarmi di te - 1
Io disegno per Sheila - 2
La paura ha lo stupore negli occhi - 3
I confini sono post-it - 4
Il cielo ha sbagliato momento - 5
>> LA GALLERY
Il mondo di Luca