...avevo lacrime di gioia. (dal post precedente Mo te lo spiego a papà il giorno in cui tutto è
partORito)
Poi si è chiusa la porta ed io e MPS siamo rimasti da soli. E ora
che si fa? In ospedale ci hanno dato questo fagotto dicendo:
«Signora allattatelo ogni tre ore». Se non hai una mamma a portata
di mano e se nel gruppo di amici sei il primo ad avere un figlio
allora sei spacciato. Nessuno che ti fa vedere come si fa, come
prenderlo, come cambiarlo. E questo un po' ti innervosisce, ma
avere un figlio è troppo bello e allora non vale la pena
innervosirsi.
Beh delle cose le abbiamo lette, ci siamo documentati, mica sarà
così difficile abbiamo pensato. In due abbiamo due lauree qualche
master e diversi corsi di specializzazione. Le prime settimane le
abbiamo trascorse nel silenzio più assoluto e quando la
prima volta siamo usciti ci sembrava che il mondo
gridasse.
Non eravamo abituati più a tutta quella confusione e ci siamo
resi conto che nessuno aveva rispetto del nostro bambino. Per
strada si urlava, le macchine suonavano, i cani abbaiavano e i
marciapiedi non erano a misura di passeggino. Cose che fanno
innervosire, ma quando hai tra le braccia un bambino così tenero e
indifeso non vale la pena arrabbiarsi.
«Mio figlio dorme tutta la notte», «Mia figlia fa l'ultima
poppata alle 21 e poi si sveglia alle 7». A chiunque chiedessimo
rispondeva in questo modo. Avevamo beccato il bambino sbagliato.
Ogni tre ore massimo si svegliava e piangeva. Sembrava quando hai
comprato una macchina e incontri il tipo che ti dice: «Se lo dicevi
a me te la facevo comprare da un mio amico con 1000€ in meno».
Ad MPS toglici tutto ma non il sonno. In effetti per fare la
mamma i primi tempi mi sa che il sonno te lo devi dimenticare. A
questo aggiungi che alle ore 19 tutte le sere DA1 cominciava a
piangere non si sa per quale motivo. O meglio il motivo principale
erano le colichette, ma non ero poi tanto convinto. Era stancante
ma non valeva la pena arrabbiarsi perché ora eravamo in tre ed era
stupendo. Il problema è stato però che queste colichette sono
durate per tre mesi ininterrottamente.
E allora via alla sagra dei consigli. «Mettilo a pancia in
sotto», «Massaggia l'orecchio sinistro», «Tisana al finocchietto».
Le abbiamo provate tutte, ogni tipo di fiore, posizione o
medicina...ma nulla. «Proviamo il bagnetto, quello rilassa» Ma
qualcuno ci aveva detto come fare? «Prendi il libro e vedi la
temperatura dell'acqua» «Ma se poi mi scivola da mano?» Era bello
vederlo immerso nell'acqua e stare beato. Non ne valeva la pena
innervosirsi anche se tutte quelle cose che non sapevamo fare un
po' ci cominciavano a far girare le scatole.
Poi ogni tanto MPS piangeva e non capivo perché. Questo a dire
il vero mi faceva innervosire perché mi sentivo non
all'altezza. Non riuscivo a tranquillizzare lei e il
bambino. Eppure sono istruttore subacqueo e ho prevenuto tanti
attacchi di panico sott'acqua e le persone mi dicono che infondo
sicurezza. E poi è una vita che lavoro con i bambini, certo più
grandicelli, ma diciamo che non è una materia a me sconosciuta.
«Guarda dove hai messo la sedia», «il sacchetto della spazzatura
è pieno». Mi sforzavo, ma non capivo qual era il problema. «Ti ho
detto cento volte che i pannolini devono stare nel fasciatoio».
Mettere 200 pannolini in una cassetto era una impresa da titani e
non capivo la necessità. In effetti non capivo e per questo la sera
spesso mi capitava, dopo il lavoro, di farmi il giro largo
per tornare a casa il più tardi possibile. Non
riuscivo più a pensare che non valesse la pena arrabbiarsi. Lo ero
e basta. E questa somma di cose che mi faceva
incazzare non mi permetteva di godere di mio figlio.
Il fine settimana non vedevo l'ora di tornare a lavorare (anche
oggi qualche volta capita ancora) e la notte diventava un incubo
per quante volte mi svegliavo. Può essere mai che questo è essere
genitori? Per qualche tempo ho pensato di non volerlo fare più, di
mollare tutto e di andarmene. Ma non doveva essere una gioia? Io
gioivo solo quando non vedevo né mamma né figlio e questa cosa mi
faceva incazzare ancora di più. Dovevo essere un traino, un
sostegno, ma ero solo un peso a volte.
E' stato il momento peggiore, quello che definirei
depressione per i papà (DPP) più che post partum.
E' il momento in cui si diventa ciechi. Il non vedere è una
cosa terribile perché c'è il rischio di farti davvero
male. Non vedevo DA1, non vedevo MPS, non vedevo me: il
buio totale. Qualcuno dei miei amici mi diceva: «Ma che significa
che non li vedi? » Significava avere DA1 in braccio e pensare di
volerlo scaraventare a terra pur di interrompere il suo pianto.
Significava pensare che avere una famiglia con MPS era per sempre
pianti, litigi e cose che non vanno. Significava sentirmi inadatto,
inutile, non all'altezza e iracondo per non riuscire a porvi
rimedio. Nella nostra follia abbiamo pure concepito DA2 dopo 8
mesi. Serviva uno spiraglio di luce altrimenti non ce l'avremmo
fatta.
Era il momento di una bella psico-terapia, di un sostegno perché
avevo bisogno di una mano. E così finalmente un po' di luce è
iniziata ad entrare. Dove? Prima in me e piano piano ha contagiato
e illuminato tutta la mia famiglia. Ma ca@@o qualcuno ce lo poteva
dire che bastava aprire gli infissi.
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