Style.it incontra ogni settimana una mamma che, per motivi
diversi, ha deciso di cambiare lavoro o di inventarsene uno da
zero. Dopo la storia di Chiara Orlandini, architetto che ha aperto
in campagna un b&b, di Federica Zagari, che dal mondo della
finanza è passata a quello dei bambini, Sabrina Tassari, fondatrice
della Grotta del Sale, Francesca Sanzo, blogger, Manuela Cervetti,
mamma acrobata , Alessia Scordo, babyplanner ed Elena Tavelli, che
ha importato in Italia le 'birth card', ecco la testimonianza
di Federica Gatti, life & business coach iscritto
all'International Coach Federation e ideatrice di MammaPiù.
L'interesse per il mondo del coaching è nato cinque anni fa, quasi
per caso, leggendo una rivista inglese. Prima di allora avevo
lavorato nel settore della comunicazione e del marketing: da due
anni il progetto di MammaPiù http://www.mammapiu.com/ ha
preso una forma definita e questa data non è casuale. Due
anni fa infatti sono diventata mamma anch'io e ho capito
che il coaching poteva essere un settore nuovo e
interessante se declinato 'su misura di donna e di
mamma'.
Vivo a Milano, ho 36 anni e l'idea di un'attività in proprio mi è
parsa adatta per conciliare al meglio la mia vita di mamma e di
lavoratrice innamorata del suo lavoro. Essere una coach
professionista non è un lavoro come un altro: ogni volta ti metti
in gioco come persona. Insegno agli altri, soprattutto alle donne,
come gestire al meglio il loro tempo, le loro potenzialità e come
definire la priorità delle cose da fare, per non essere
sopraffatte, perché quando ci sembra che sia il tempo a
mancare, in realtà siamo noi… a mancare.
Ecco, tutto questo lo devo ogni volta calibrare anche su me
stessa: essere un coach è un lavoro continuo, in costante divenire.
Certamente, come chiunque lavori in proprio, a volte si soffre per
l'insicurezza economica, per la mancanza di certezza o di
appartenenza ad un'azienda o a un gruppo: quando si decide per la
libera professione, anche questi elementi sono da tenere in
conto.
Nella mia esperienza di coaching con mamme http://www.mammapiu.com/site/storie-e-testimonianze/
(come consulente sia in azienda, sia in workshop di gruppo, sia in
percorsi individuali) posso dire che ci sono alcuni tratti comuni.
Di solito le madri fanno fatica a riconoscere il proprio
lavoro (o a vederlo riconosciuto da altri), hanno
difficoltà a distinguere le priorità (sobbarcandosi di cose da
fare) e a liberarsi da condizioni limitanti, che possono essere
psicologiche o sociali.
MammaPiù è nato per portare avanti un percorso di life-coaching
individuale pensato per le mamme, ma anche per fornire alle aziende
una consulenza mirata alle dipendenti. E devo ammettere che
su quest'ultimo fronte, quello della cultura aziendale e della
promozione del lavoro femminile, c'è ancora molto da fare in
Italia!
(testo raccolto da Francesca Amé, 18.continua)
E tu che ne pensi del coaching per mamme?
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